
Come rinunciare all’arte, alla musica, alla bellezza condivisa, senza tutto questo che vita è?
Allora moriamo pure! Tanto non ci uccide il coronavirus. Che motivo abbiamo tutti noi di alzarci la mattina, sempre con una sveglia ritardata, correre, accompagnare i figli a scuola, attraversare il traffico cittadino che ci strangola ed arrivare affannosamente alle nostre scrivanie? Si lavora, oltre che per mantenersi, anche per poter realizzare i propri bisogni i propri desideri, il desiderio di una vacanza è qualcosa di irrinunciabile. Il sogno della spiaggia bianca, delle palme, delle acque cristalline. Chi di noi non ce l’ha, o non lo ha avuto? Il viaggio è vita, e vivere senza desideri non è vivere ma sopravvivere.
Quelli di noi che hanno avuto la fortuna di vedere un pezzettino di mondo hanno capito, ad ogni rientro, quel qualcosa in più su stessi e sugli altri. Hanno aperto la propria mente ad apprendere nuove abitudini, non per questo migliori delle nostre ma semplicemente diverse, costumi magari di cui ignoravamo totalmente l’ esistenza.
Questo coronavirus, se ha qualcosa di buono è che ci può insegnare qualcosa: la consapevolezza della fragilità del nostro mondo globalizzato ed iperconnesso, dove ogni click per quanto leggerissimo ha un peso enorme sulle nostre vite. Perché si riversa sulla nostra economia, sul nostro vivere quotidiano, innescando meccanismi irrazionali incontrollabili.
Non parliamo poi delle riprese agli scaffali vuoti dei supermercati, le file con i carrelli, i cartelli dell’Amuchina finita, insomma l’immagine di un paese in ginocchio, che però per primo al mondo ha saputo individuare ed isolare il genoma del Virus dando una spinta determinante all’intera comunità scientifica internazionale. Ma di questo se ne parla poco e non fa notizia una giovane ricercatrice italiana precaria.
Oggi sono altri i messaggi che dobbiamo mandare, non quei vocali fake di anonimi, che affollano le nostre chat già stracolme di altri messaggi inutili.
I messaggi che servono ora devono essere di speranza, la speranza nella volontà di cooperare tutti insieme affinché ci si autotuteli dalla distorsione della realtà. Che non significa ignorare un pericolo se c’è, sarebbe da stupidi, è importante la prudenza, ma lasciamoci guidare dalla scienza, da chi studia questi fenomeni non dal vicino di casa o dall’amico dell’ amico.
I viaggi sono le nostre emozioni: il viaggio è bello prima di farlo, durante e dopo.
L’organizzazione, il fantasticare sul cosa fare, cosa vedere: gli odori i sapori, i luoghi, i compagni di viaggio diventano tutt’uno con noi, e vanno a costrui quei ricordi che si cristallizzano, e staranno sempre lì , faranno sempre parte di noi come i nostri affetti.
Non rinunciamo ai nostri sogni, ce lo dobbiamo lavorando tutti insieme, perché è solo questo che fa funzionare questo piccolo piante blu.
di Adelaide Gentile
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