
Manca circa un mese alle elezioni del nuovo Presidente della Repubblica Italiana. I partiti politici di questo Parlamento da tempo stanno ragionando per il dopo Mattarella. E se fosse quello di Marta Cartabia il profilo capace di mettere d’accordo il Parlamento in seduta comune?
La procedura per eleggere il Presidente della Repubblica è stabilita dalla Costituzione e da una serie di prassi oramai consolidate nel corso degli anni di vita della nostra Repubblica. La convocazione del Parlamento in seduta comune potrebbe arrivare poco dopo metà gennaio. Sono passati sette anni dall’elezione di Sergio Mattarella al Quirinale.
Dall’attuale Capo dello Stato, non sembrano esserci le volontà di proseguire con un secondo mandato, seppure sarebbe un’ipotesi ben vista dalle forze politiche che occupano ad oggi il Parlamento. La figura di Sergio Mattarella ha saputo tenere alta la bandiera della nostra Nazione in un periodo molto difficile, causato dalla pandemia. Merito di Mattarella è anche la gestione delle innumerevoli crisi di governo di questi anni. Sette anni in cui il Capo dello Stato è stato arbitro e garante, testimone e condottiero in un periodo estremamente complicato.
Il Presidente della Repubblica viene eletto dal Parlamento in seduta comune con l’integrazione dei delegati delle Regioni: si tratta di tre consiglieri (due di maggioranza e uno di opposizione) per ogni Regione con l’unica eccezione della Valle d’Aosta (solo uno). In totale i delegati regionali sono 58. La votazione avviene alla Camera a scrutinio segreto. Nei primi tre scrutini è necessario ottenere la maggioranza di due terzi dei voti per l’elezione. Dal quarto scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta. Nei primi tre scrutini, stando ai numeri attuali, servono almeno 673 voti per l’elezione del capo dello Stato. Dal quarto scrutinio sono invece sufficienti 505 voti tra parlamentari e delegati regionali.
Sono giorni festivi, segnati ancora per quest’anno dalla pandemia e dalla variante Omicron, una piaga che sta colpendo le vacanze natalizie degli italiani e non solo. Ma sono anche i giorni delle riflessioni per i partiti politici. A gennaio inizierà il gran ballo dei nomi papabili per il delicato e illustre ruolo di Capo dello Stato. Attualmente, un nome fortissimo ancora non c’è. Lungi da noi, quindi, pronosticare un profilo: la storia ci dice che, così come accade per il conclave, anche chi sembrerebbe essere papabile alla prima carica dello Stato, spesso e volentieri rimane a mani vuote. Di nomi però, di enorme peso politico e non solo, si sono fatti eccome.
Il primo è quello di Silvio Berlusconi, un nome che non ha bisogno di tante presentazioni. I dubbi sulla sua figura sono, inevitabilmente, molteplici: dall’età, dalla sua storia politica, dai guai giudiziari che lo costringono a processi su processi. L’ex Presidente del Consiglio è comunque un nome forte almeno per il centrodestra, composto da Lega, FdI e Forza Italia. Chissà se anche Renzi non decida di appoggiare la sua candidatura. Contrari, senza ombra di dubbio, il centrosinistra del PD e di LeU con annessi i pentastellati capitanati da Giuseppe Conte.
A questo punto, ci vorrebbe una grande intesa di tutte le forze politiche del Parlamento che possa convergere voti su di un nome apprezzato sia a destra che a sinistra, passando per IV. In questo scenario il nome di Pierferdinando Casini non è da escludere. Un passato a sostegno dei governi di centrodestra con l’UdC e negli ultimi tempi passato tra le file del Partito Democratico, dove è stato eletto nel collegio uninominale di Bologna per il centrosinistra, e quindi con il supporto determinante degli elettori dem. Un nome trasversale, così come quello di Paolo Gentiloni, riconosciuto come un ottimo Commissario Europeo per gli affari economici e monetari nella Commissione Von der Leyen.
Se di nomi trasversali qui vogliamo scrivere, inutile indicare quello dell’attuale Presidente del Consiglio Mario Draghi. L’ex Presidente della Banca Centrale Europea è stato chiamato proprio da Sergio Mattarella per affidargli l’incarico di formare un governo nel pieno dell’emergenza pandemica, dopo lo strappo di Italia Viva dal governo giallo-rosso presieduto da Giuseppe Conte. Il governo Draghi è stato sostenuto da tutti i partiti politici del Parlamento, tranne che da Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, ad oggi l’unica forza d’opposizione. Sembra quindi la via più logica da seguire in merito all’elezione, magari anche fast, del nuovo Presidente della Repubblica.
Un problema potrebbe essere la Lega di Matteo Salvini, che molto ha dovuto accettare per sostenere Draghi a Palazzo Chigi. Il suo ragionamento è semplice: “Io faccio lo sforzo di stare al governo con il Pd e Draghi se ne va?“, ha affermato il leader della Lega, molto esplicito sull’eventualità che il Premier traslochi al Colle. Se Draghi fosse eletto al Quirinale, ci sarebbe anche da varare un nuovo governo: difficile allora sarà trovare un nome spendibile a meno che non si trovi un accordo per la fine del mandato, magari con il Ministro Franco o la Ministra Cartabia Premier traghettatori verso nuove elezioni.
E se il prossimo presidente della Repubblica fosse proprio la Ministra della Giustizia Marta Cartabia? Le possibilità sono più che mai concrete. Storicamente, sarebbe una bella pagina per l’Italia tutta. Marta Cartabia sarebbe innanzi tutto un nome di alto profilo, capace di assumere un ruolo così delicato. Fino a qualche mese fa, il suo nome accostato al Quirinale poteva al massimo far sorridere gli addetti ai lavori, ma oggi lo scenario è molto cambiato. Marta Cartabia, che nel caso riuscisse ad ottenere 505 voti in Parlamento, sarebbe la prima donna eletta come Presidente della Repubblica: un segnale forte. Ma gli aspetti positivi sarebbero molteplici. Stiamo parlando di una donna con una pregressa esperienza nelle Istituzioni, come abbiamo detto potrebbe essere sicuramente il profilo adatto alla causa.
Il suo primo sponsor è proprio l’attuale inquilino del Quirinale, che è stato con lei giudice costituzionale. Mattarella nutre grande stima per la prima donna ad aver ricoperto l’incarico di Presidente della Suprema Corte. Altro sponsor di peso, proviene direttamente dalle porte del Vaticano. c’è un altro aspetto di cui bisogna tenere conto nel nostro Paese. Di recente Papa Francesco ha infatti nominato l’attuale Ministra della Giustizia membro della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. In Parlamento sembra godere di molta stima, anche tra le file dei partiti di centrodestra. La palla adesso passa al Parlamento e alle sue manovre…
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