
Successivamente, un decreto ministeriale del 16 ottobre 1998, ha vietato il consumo dei datteri di marein Italia e sulla stessa scia il divieto si è esteso in tutti i Paesi dell’Unione Europea con riferimento all’art.8 del Regolamento (CE) 1967/2006.
E come sovente accade quando un bene è presente in natura ma in forza di una legge non ne è consentito il consumo che inizia la sfida alla legge e al buon senso finendo per perdersi invece nel senso comune, un po’ come dire: “è vero che sono vietati ma una volta ogni tanto non fa niente, meglio trasgredire”.
Un’ attività, questa, che è punita dal codice penale perché i reati in cui incorre chi viene sorpreso a pescare datteri di mare sono “asportazione di specie marine protette per i quali ne è totalmente vietata la cattura, la detenzione e la commercializzazione oltre che di danneggiamento della scogliera interessata e di deturpamento di bellezze naturali”.
Tutto ciò in quanto la pesca di questi molluschi è gravata da un altissimo potenziale distruttivo: la cattura, infatti, avviene martellando e frantumando le scogliere nel cui interno questa specie risiede: i datteri, che raggiungono 5 cm di lunghezza dopo circa venti anni, vengono estratti spaccando e sminuzzando la roccia con picconi, scalpelli e addirittura martelli pneumatici del peso di circa 5 chili cadauno che, a quanto risulta all’interpellante, sono appositamente modificati su richiesta degli utilizzatori, per poi essere prelevati a mezzo di pinze. Tale pratica oltre a comportare la distruzione irreversibile della roccia determinerebbe anche l’eliminazione del suo substrato costituito da decine di specie viventi sia animali che vegetali con rilevanti squilibri dell’ecosistema marino;
Sull’argomento inoltre sono molto interessanti i dati che emergono dal dossier “Mare Montrum 2018” di Legambiente del 22 giugno 2018 dai quali si apprende che “Per la pesca di frodo svetta in testa alla classifica la Sicilia, con il 22,8% dei reati sanzionati, quindi la Puglia con il 16%, la Liguria con il 10,7% e il Lazio con il 9,2%, mentre per le pratiche illecite dei diportisti il primato spetta alla Liguria con il 13,8%, che precede di poco la Campania con il 13,3% e il Lazio con il 12,4%.”
A condurre le attività di repressione del fenomeno e a tutela del nostre coste vi sono, in particolare, i militari della Guardia Costiera che durante i turni di pattugliamento esercitano i loro controlli per evitare che i “datterari” da soli o accompagnati da altri complici che stanno in barca e fanno finta di pescare il polpo ma che in realtà nascondo e coprono il “lavoro” dei sommozzatori continuino a distruggere un intero ecosistema per rispondere a una domanda che nonostante i divieti non accenna a diminuire.
Per un concludere, credo sia sempre valido e, ancor più in questi casi, fare appello al buon senso e al rispetto del nostro ecosistema perché è solo con le buone pratiche che si potranno invertire le rotte distruttive e i maldestri colpi che nel tempo gli sono stati inferti.
di Antonio Di Lauro
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