
Nella serata di ieri, sabato 27 novembre, è arrivata l’ufficialità. La nuova variante sudafricana del Covid-19, denominata Omicron, dopo essere stata riscontrata in quasi tutti i paesi dell’Africa meridionale e in alcuni paesi europei, come Belgio, Germania e Gran Bretagna, sbarca anche in Italia.
Il “paziente zero” italiano della nuova variante era rientrato a metà novembre all’aeroporto di Fiumicino dal Mozambico. Inizialmente l’uomo, manager di Eni, si era sottoposto al tampone subito dopo l’arrivo nel capoluogo laziale, con esito negativo. Qualche giorno dopo viene richiamato a Milano dall’azienda, in vista di un nuovo viaggio in Africa. Qui esegue un altro tampone molecolare che questa volta risulta positivo. Nell’ambito delle attività di sequenziamento genomico Sars-Cov-2 dell’Istituto Superiore di Sanità, è stata poi identificata nel paziente, inserito nella piattaforma ICoGen, la sequenza Omicron.
L’uomo, residente in Campania e vaccinato con due dosi, è stato posto in isolamento insieme a tutti i suoi contatti. Test positivi anche per i suoi familiari (la moglie e i due figli) e per due congiunti. Da verificare, però, se per loro si tratta della stessa variante. Il primo caso positivo alla Omicron non sembrerebbe attualmente riscontrare sintomi gravi e preoccupanti.
Dopo aver bloccato i voli in arrivo da 7 paesi dell’Africa meridionale, il Ministero della Salute italiano ha chiesto alle regioni di rafforzare il tracciamento dei passeggeri giunti dalle zone a rischio.
Nei giorni scorsi è stata anche firmata una circolare, nella quale si legge che “il ministero raccomanda di rafforzare e monitorare le attività di tracciamento e sequenziamento in caso di viaggiatori provenienti da Paesi a rischio o in caso di focolai caratterizzati da rapido ed anomalo incremento di casi, ed applicare tempestivamente e scrupolosamente le misure già previste per la quarantena e l’isolamento e già riviste per la variante Delta.”
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