La pandemia che stiamo vivendo ha sconvolto la vita delle persone in tutti i campi. In questo articolo si vogliono analizzare tutti gli effetti psicologici che hanno portato l’intero periodo nel quale siamo rimasti in casa forzatamente.
Dunque da un lato i Governi dei paesi più colpiti hanno messo in campo una serie di azioni per sopperire parte dei contagi. Dall’altro lato la pandemia di Covid-19 ha provocato una serie di effetti a cascata i quali risulteranno molto più difficili da attenuare, soprattutto per i più giovani. Ciò che preoccupa numerosi esperti sono gli effetti psicologici che la pandemia ha generato e genererà sugli individui.
Diversi studi hanno considerato gli effetti del Covid-19 sulla sfera psichica. Secondo i risultati di uno studio realizzato dal Dipartimento di Scienze Biomediche di Humanitas University, la pandemia di Covid-19 ha impattato in maniera significativa sulla sfera psicologica ed emozionale degli individui. Questo studio preliminare è stato effettuato su un campione di 2.400 persone. L’analisi ha rilevato i seguenti cambiamenti di comportamenti (in percentuale):
Gli studi realizzati da numerosi team di scienziati in tutto il mondo nel periodo di lockdown e restrizioni descrivono in maniera quasi unanime l’importante impatto che la pandemia ha avuto sulla sfera psichica degli individui. In base a questa problematica da mesi i presidenti di vari ordini regionali degli Psicologi avvertono della necessità di un piano che permetta ai cittadini di accedere a terapie e supporto psicologico.
I giovanissimi e molti lavoratori a causa di bassi stipendi hanno difficoltà ad accedere a terapie psicologiche ricorrendo al privato. Loro sono i soggetti che più hanno subito l’impatto psicologico della pandemia sviluppando anche disturbi come ansia, attacchi di panico e depressione.
Purtroppo il problema è di ordine soprattutto finanziario. In Italia, la spesa sanitaria complessiva destinata alla salute mentale è pari in media al solo 3,5% del totale con importanti punte di disuguaglianza tra Nord e Sud. Questo tipo di approccio rischia di ridurre la possibilità di accesso alle cure per i soggetti che ne avrebbero bisogno. Come soluzione alla problematica si è proposto di inserire nella griglia dei Livelli Essenziali di Assistenza strumenti per valutare anche i percorsi di salute mentale sul territorio non esclusivamente in ospedale.
Nonostante in Italia operino 130.000 psicologi, solamente il 5% lavora all’interno di strutture del sistema sanitario nazionale. È proprio questo il punto cruciale, la debolezza più evidente. Da un lato le strutture pubbliche che offrono aiuto psicologico si trovano a fronteggiare, con pochissime risorse a disposizione, le richieste di cittadini che avrebbero bisogno di un percorso di sostegno. Dall’altro lato c’è un enorme numero di cittadini che, a causa di problemi economici, rinuncia a una cura.
Lo Stato si muova nel disporre quante più risorse possibili atte a consentire l’accesso alle cure psicologiche da parte di tutti i cittadini, senza estremi compensi.
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