
La pandemia di Covid-19 ha imposto la chiusura di scuole di ogni ordine e grado. Prima in Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria ed Emilia Romagna con i loro 3,3 milioni di studenti. Poi tutta l’Italia che conta quasi 8 milioni di bambini e ragazzi nelle scuole dai 6 anni e oltre un milione di universitari.
Per non perdere un mese di lezioni, scuole e alunni si stanno attrezzando con l’insegnamento on line. Una soluzione nuova e mai sperimentata in maniera così massiccia e indiscriminata.
Secondo i dati di Skuola.net, il portale d’incontro tra studenti, docenti e istituzioni, questa fase iniziale è ancora acerba. La maggior parte degli insegnati si sono limitati all’assegnazione dei compiti tramite mail o messaggi. Gli studenti risultano essere più attivi sul web andando alla ricerca di approfondimenti su i temi trattati da programma. Si evince subito un problema generazionale con docenti poco avvezzi all’uso di strumenti tecnologici, dove Lim e registro elettronico non sono di certo bastati a coprire gap.
Nell’indagine “Gli ambienti digitali per la didattica”, presentata lo scorso ottobre da Giovanni Bonfanti presidente del Gruppo Educativo dell’Associazione Italiana Editori, i dati sono sconfortanti. L’8,6% dei docenti usano il digitale per la didattica a distanza. Meno di un professore su dieci. Quasi la metà intende per attività digitale «la consultazione di fonti e l’uso di contenuti digitali»: nulla di diverso da una normale ricerca su Google. La conferma arriva da quanto emerge dal lato degli studenti: il 5,3% ha attivato gli ebook scolastici, ha quindi scaricato i contenuti che dovrebbero essere alla base dello studio a distanza. Una percentuale che rimane quasi invariata dalle primarie alle secondarie e dalla storia alla matematica. Un’unica eccezione per i libri d’inglese dove la percentuale di chi scarica contenuti digitali sale fino al 10%, arriva cioè a uno studente su dieci.
Dati migliori si registrano invece in quelle zone dove le scuole hanno chiuso già da tre settimane e quindi amministratori e docenti hanno avuto più tempo per adeguarsi alla nuova condizione. Secondo un sondaggio effettuato in questi giorni da Skuola.net, in 7 casi su 10 la scuola si è attrezzata con formule di insegnamento “a distanza” con la partecipazione della maggior parte del corpo docente. Un dato in aumento rispetto ai primi giorni. Sono però dati che riguardano le regioni dove c’è maggiore sviluppo del digitale nei rapporti tra scuola, studenti e famiglie sia per quantità di dispositivi a disposizione sia per qualità della connessione presente. Fattori che aprono interrogativi sul digital divide nel nostro paese. Nel momento in cui le scuole riusciranno a organizzare una valida didattica online, la fruizione sarà possibile a tutti gli studenti?
L’ultima rilevazione pubblicata dall’Istat mette in luce proprio questo “divario digitale” nel nostro Paese che, anche in questo caso, risulta diviso a metà. Tra Nord e Sud, isole comprese, l’uso del web attesta una differenza del 72,3% contro 62,2%. Le Regioni con la più alta percentuale di famiglie non connesse sono Calabria (33,8%), Molise (33,7%) e Sicilia (33,5%). Una media di una casa su tre contro la media nazionale del 24%. Poi ci sono le 7.000 comunità montane nelle quali le aziende di telecomunicazioni non hanno interesse nell’investire. Che il digital divide sia infrastrutturale, economico o culturale, non può in alcun modo andare a ledere i diritti dell’uomo e in questo caso specifico il diritto allo studio.
A tal proposito il Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione ha messo appunto un’iniziativa di solidarietà digitale dove cittadini e imprese possono usufruire gratuitamente di beni e servizi digitali, dai Giga alle piattaforme, ai contenuti offerti dalle aziende del settore IT (https://solidarietadigitale.agid.gov.it/#/). Anche il Ministero dell’Educazione ha collaborato mettendo a disposizione degli istituti piattaforme completamente gratuite per l’organizzazione e trasmissione della didattica e rispondendo a genitori e istituti tramite l’indirizzo supportoscuole@istruzione.it. Mentre rimangono aperti tutti gli uffici scolastici per risolvere i problemi legati all’emergenza non sono, mancate iniziative di solidarietà da parte di docenti che a fronte di studenti sprovvisti di connessione, hanno provveduto distribuire i compiti a domicilio.
Una crisi è sempre un’occasione per imparare e le prossime settimane daranno un quadro più chiaro dei bisogni digitali del sistema educativo italiano e probabilmente anche dell’intero paese.
di Maria Rosaria Race
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