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"Donne, fatevi importunare a casa vostra!"

Redazione Informare
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9 luglio 20195 min di lettura

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"Donne, fatevi importunare a casa vostra!"

Chiunque fa parte di quei gruppi su Facebook col nome del proprio paese, no? Chiunque, uomini e donne. In certi gruppi, come è giusto che sia, si possono commentare notizie, effettuare segnalazioni e quant’altro. Ma anche qui, come in tutto il mondo digitale, dietro un commento e la tastiera da cui è stato digitato possiamo scovare l’essenza del degrado umano, della sporcizia che riempie l’animo di qualcuno evidentemente frustrato.

Partiamo dall’inizio: la vicenda.

La Signora X scrive un post in questo gruppo, esprimendo un semplice, buono e giustissimo concetto: “Sono stanca di essere fermata sulla Domiziana. Che io stia con un bambino, sola o in compagnia di amici o amiche, con la tuta, in pantaloni e giacca, in qualunque stato possibile. Sono stanca di essere importunata”.

La Domiziana è associata praticamente da sempre alla prostituzione, ma per logica e buonsenso, non si possono concepire come prostitute tutte le donne che ci transitano a piedi. Questo è il primo punto che andrebbe spiegato ai gentilissimi signori che non ci pensano due volte ad importunare le donne per un solo, unico, schifosissimo motivo: siamo donne, abbiamo due tette, un culo e niente più. Nient’altro.

Ora, è chiaro che questa signora X ha espresso una sua lamentela, riferendosi ad un problema che oggettivamente esiste, è reale ed innegabile.

Vorrei riportarvi solo alcune delle risposte che la signora X si è beccata per questa sua lamentela, e chiedo al lettore di prepararsi psicologicamente ad un lento calvario verso la nausea, ad una litania orribile, alla presa di coscienza del fatto che il confine tra umani e bestie si trova sul filo di un rasoio.

“Sono cose che succedono ovunque. Smettiamola di criticare e puntare il dito, se non vi sta bene potete anche andare via“.
Lo ha scritto una donna.

“Vedete che quelli che si fermano con le auto non sono di Castel Volturno, una ragazzina che ha paura di uscire poi è il colmo, che esagerazione”.
Lo ha scritto una donna.

“Ce l’avete sempre con Castel Volturno, ma perchè secondo voi, in altri paesi non succede? Tornate a casa vostra, andatevene perchè ci avete rotto. Vestitevi meglio che così nessuno vi da fastidio; e mo basta, prima il mare e adesso anche con i vecchi ve la prendete.”
Lo ha scritto una donna.

“Ci avete ucciso, calmatevi a diffamarci sempre su tutto, è successo anche a me ma ho tirato avanti dritto. Vestitevi ordinate.”
Lo ha scritto una donna.

Sentite lo stomaco sottosopra? Allora mi fermo con la litania e vengo in vostro soccorso dicendovi che per fortuna, ci sono donne che hanno scritto ben altro:

“Come fate a pensare di amare il territorio nascondendone i problemi sotto il lurido tappeto della vostra ignoranza?”

È ciò che mi chiedo anch’io.
Scrivendo frasi del genere, ogni tipo di comprensione, solidarietà femminile a Castel Volturno è stata distrutta da un’ignoranza vergognosa, dilagante, orrenda, misera, squallida e qualunque altro aggettivo possibile possa corredare tale parola.

In un mio precedente articolo, scrissi che non so cosa significa essere femminista ma che so cosa vuol dire essere osservate come se si fosse carne sul bancone di un macellaio, e la mia dignità di Donna non vuole sottostare a questo. So bene cosa siano violenza e abuso, e che non si basano su come ci si veste. Vedere che ci sono donne ancora inconsapevoli di tutto questo, mi fa molto male.

Vorrei tanto chiedere a colei che è stata fermata ed ha tirato avanti dritto come fosse vestita, per poi chiederle come mai dovremmo vestirci ordinate.
Vorrei chiedere che cazzo ci sia di sensato nella frase “Quelli che si fermano con le auto non sono di Castel Volturno” come se la residenza di uno che va a puttane sia determinante.
Vorrei essere in grado di capire attraverso quali logiche una donna possa anche solo concepire di rispondere ad un’altra donna come lei, e che come lei viene importunata, con la frase “Se non ti sta bene vattene via, qui funziona così, e vestitevi meglio”.

Vorrei chiedere un tranquillante a dirla tutta, perché a me tutto questo fa impazzire. Fa star male.

Le donne che giustificano pietosamente tutto questo dicendo che succede anche altrove, vanno “liberate” da una forma-mentis fin troppo radicata che le rende schiave di loro stesse, a mio parere. È impensabile restare in silenzio ancora, tirare dritto, stare a guardare e subire tutto solo perché è così che funziona, nascondendo la polvere sotto i tappeti. No, non è così che funziona. Il metodo “non vedo, non sento, non parlo” è fin troppo obsoleto.
E no, non è così che una donna dovrebbe comportarsi di fronte all’uomo che la importuna e la molesta.

L’unica conclusione che posso dare a questo mio sfogo, è che bisogna avere un’infinita pazienza per affrontare tutto questo, ed altrettanta fiducia in quelli che saranno gli uomini del domani. Bisogna insegnare ai ai ragazzi di oggi che la donna non è un animale da addomesticare, soggiogare e plagiare, come si direbbe a Napoli “facendo i fossi in testa”.

“Un uomo non avrà mai la consapevolezza del gesto sbagliato” scrissi ancora, tempo fa.
Scoprire che nel 2019, anche le donne non hanno questa consapevolezza, è un terribile fallimento.

di Daniela Russo

Tags
  • #abusi
  • #donne
  • #violenze
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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