
Pochi giorni fa Mario Draghi, presidente della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019, ha pubblicato sul Financial Times un’approfondita analisi degli strumenti necessari a risollevare l’economia post pandemia.
L’ex presidente invita i governi a spendere tutto quanto è necessario per fronteggiare le conseguenze economiche della pandemia da coronavirus senza preoccuparsi del debito pubblico. «Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti dovrebbe essere un utile precedente», continua Draghi per validare la sua soluzione anche con chi è scettico. Effettivamente, la situazione economica al momento ha superato le ipotesi di recessione post coronavirus per aprire a un più reale scenario di depressione europea. La sfida da fronteggiare ora è quella di mettere in atto tutti gli strumenti in grado di evitare questo tipo di futuro prossimo.
Secondo Draghi, la soluzione è già evidente: «Dobbiamo aumentare e di molto il debito pubblico. Le perdite che subirà il settore privato, e i debiti che questo contrarrà per farvi fronte, dovranno prima o poi essere assorbiti, del tutto o in parte, dal bilancio dei governi».
In un passaggio particolarmente importante dell’articolo, destinato a suscitare controversie, Draghi fa un’affermazione che contrasta con parte dell’ortodossia economica e con le fondamenta stesse dei trattati economici europei: «Un livello di debito pubblico molto più alto dell’attuale diventerà una caratteristica permanente delle nostre economie, e sarà accompagnato dalla cancellazione del debito privato». Anche i più “rigoristi”, scrive Draghi, dovranno accettare questa realtà in quanto non si tratta di uno shock ciclico e riassorbibile nel breve tempo.
Per Draghi, è il settore pubblico che dovrà fornire a quello privato le risorse per sopravvivere fino al termine della crisi, così da evitare fallimenti a catena delle imprese e la rovina di milioni di famiglie. Un’ipotesi questa che renderebbe impossibile la ripresa, trasformando per sempre il panorama economico europeo. Per raggiungere questo obiettivo «sarà necessario un cambio di mentalità».
Sempre secondo l’economista, l’Europa sembra essere ben equipaggiata per fronteggiare questo shock straordinario. L’unione Europea, infatti possiede una struttura finanziaria granulare, in grado di convogliare fondi in qualsiasi parte dell’economia che ne dovesse avere bisogno. Inoltre ha un settore pubblico forte in grado di coordinare una rapida risposta. Ma la velocità d’azione resta crociale per evitare i peggio.
La BCE, attualmente guidata da Christine Lagarde, è sembrata negli ultimi giorni muoversi nella direzione auspicata da Draghi. E’ stato varato, infatti, un piano di acquisto di titoli di stato potenzialmente senza limiti. Singolarmente, anche gli stati europei stanno seguendo le indicazioni dell’ex presidente della BCE e si preparano a iniettare centinaia di miliardi di euro nell’economia europea.
A dire il vero però, manca ancora un’azione coordinata tra gli stati membri dell’eurozona. I paesi come Germania, Paesi Bassi e Finlandia, a esempio, si oppongono all’immissione di eurobond. L’Europa del Nord sostiene ancora la necessità di tagliare il deficit e ridurre il debito pubblico come condizione necessaria per ricevere l’aiuto degli altri stati membri della zona euro. Solo ieri, infatti, il Consiglio Europeo si è concluso con un nulla di fatto. I leader si rivedranno fra due settimane, ere geologiche in un momento di emergenza sanitaria ed economica come questo.
Anche se al momento non ricopre nessun incarico, Mario Draghi è considerato uno dei più abili banchieri centrali di sempre avendo offerto il contributo più importante a evitare che la grande crisi finanziaria del 2008 portasse alla distruzione dell’euro. Non stupisce quindi che in un clima d’incertezza, qualcuno abbia fatto il nome di Draghi per una non chiara posizione. L’ipotesi di vederlo come capo di un “governissimo di crisi” sostituendo Giuseppe Conte, i suoi ministri e la sua maggioranza nel bel mezzo di una pandemia mondiale, che si aggrava in maniera esponenziale ogni giorno, è quanto di più lontano dal Quirinale. Anche i partiti di opposizione sono unanimi nel mettere da parte Draghi per una più probabile cabina di regia congiunta per fronteggiare la crisi. Comincia però a farsi strada tra i dem possibilità di vedere l’ex presidente Bce ricoprire in futuro ruolo di “supercommissario alla ricostruzione” dell’economia italiana.
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