
Dopo più di due settimane dall’ultimo intervento e saluto pubblico di fine anno rivolto alle cariche dello Stato, il premier Mario Draghi questa mattina è tornato su tutte le prime pagine dei quotidiani nazionali per la conferenza stampa tenuta ieri sera presso la Presidenza del Consiglio, insieme al Ministro della Salute Roberto Speranza, al Ministro all’Istruzione Patrizio Bianchi e al coordinatore del Cts Franco Locatelli.
L’incontro con la stampa del Presidente del Consiglio è stato indetto dopo l’entrata in vigore di 3 decreti nelle ultime settimane, che hanno apportato novità radicali (obbligo vaccinale, auto sorveglianza). Draghi ha dunque ritenuto opportuno una conferenza per approfondire, presentare, e forse giustificare, le misure approvate nei giorni scorsi.
Il premier ha rivendicato subito “un approccio diverso rispetto al passato” e si è schierato ancora una volta al fianco del Ministro Bianchi nell’affermare che per il governo “la didattica in presenza è una priorità“. Insieme al ritorno degli studenti tra i banchi di scuola, tema su cui si è dibattutto a lungo e terreno di scontro con diverse regioni (Campania, Sicilia), argomento principale dell’incontro è stato come previsto la lotta al Covid-19 e la nuova circolazione del virus.
“Vogliamo essere cauti, ma vogliamo minimizzare gli effetti economici, sociali e sui ragazzi e le ragazze” spiega in confererenza Draghi, ringraziando il Ministro Bianchi per aver scelto e tenuto la linea del “no alla Dad generalizzata” e aver optato per il rientro in classe lunedì 10 gennaio di milioni di studenti italiani. “La scuola è fondamentale per la nostra democrazia, va tutelata e protetta” aggiunge il premier. Proprio la scuola è stata al centro di un dibattito infuocato con alcune regioni, soprattutto dopo la decisione del governatore campano Vincenzo De Luca di slittare di oltre 15 giorni il rientro in classe degli studenti, ordinanza poi bloccata e respinta dal Tar nella giornata di ieri.
Non vede altre strade percorribili per uscire dalla crisi il premier Draghi se non quello delle vaccinazioni, per lui una delle armi fondamentali che ha permesso all’Italia la “migliore situazione” pandemica rispetto agli altri paesi europei. E punta il dito contro i no vax sostenendo che “gran parte dei problemi che abbiamo oggi dipende dal fatto che ci sono dei non vaccinati. La circolazione del virus mette di nuovo sotto pressione i nostri ospedali, soprattutto per l’effetto sulla popolazione di queste persone”.
Sulla scelta di introdurre l’obbligo vaccinale per gli over 50, il presidente afferma che il governo ha deciso “sulla base dei dati, essenzialmente, che ci dicono che chi ha più di 50 anni corre maggiori rischi e che le terapie intensive sono occupate per i due terzi dai non vaccinati”, ma anche per “i colori delle regioni, perché il grado di costrizione sociale dipende proprio dai parametri che riguardano le terapie intensive ma più in generale l’ospedalizzazione. Tanto più riusciamo a ridurre la pressione dei non vaccinati sull’ospedalizzazione, tanto più possiamo essere liberi. Ma occorre la ragione scientifica alla base delle decisioni”.
A due settimane dal giorno in cui i parlamentari si riuniranno a Palazzo Montecitorio per il primo scrutinio per eleggere il Presidente della Repubblica, durante la conferenza stampa di ieri è arrivata una domanda anche sulla corsa al Colle, che vede Mario Draghi tra i papabili candidati. “Non posso rispondere a domande sul Quirinale ed altro” ha risposto il premier.
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