
Cinquanta scatti per raccontare il viaggio di “È stata la mano di Dio”, ultimo capolavoro di Paolo Sorrentino. È questo il filo rosso della mostra fotografica di Gianni Fiorito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, inaugurata oggi nella maestosa sala del Toro Farnese.
Tra le statue di miti eterni e le mura che le custodiscono, le splendide foto di Fiorito mostrano il volto di una Napoli passata. Da una trafficata Piazza Plebiscito fedelmente riprodotta al lungomare partenopeo che mai invecchia, fino alle mode e gli arredi vintage.
«Da fotografo di scena sono felice di contribuire con le mie foto a rappresentare l’opera cinematografica di Paolo Sorrentino nel mondo» ha dichiarato il fotografo Gianni Fiorito: «Così si trasmette un racconto e si pubblicizza un capolavoro. Paolo ci ha regalato un sogno, quello di arrivare a Los Angeles, alla notte degli Oscar. E il cinema è sogno».
La mostra rientra nel progetto di promozione turistica e culturale della Regione Campania. Realizzata in collaborazione con Netflix e The Apartment Pictures, sarà al MANN fino al prossimo 5 Settembre.
«Mi piace che attraverso queste immagini si possa dar conto dell’immenso patrimonio culturale e antropologico della Campania» ha riferito Paolo Giulierini, direttore del Museo Nazionale; mentre il presidente della regione Campania Vincenzo De Luca ha spiegato: «È un grandissimo film, c’è qualcosa di straordinario nella descrizione della Napoli di tanti anni fa, è straordinario perché è un intreccio tra autobiografia, fantasia, Napoli antica, sogni di un giovane».
È così: nella mostra, curata da Maria Savarese, c’è tutta l’anima del racconto autobiografico della gioventù di Sorrentino. Narrazione movimentata dai personaggi resi vivi da attori dello spessore di Toni Servillo, Luisa Ranieri e Massimiliano Gallo. Una pellicola che segna anche l’esordio come protagonista di Filippo Scotti, nel film Fabietto. E proprio all’evento inaugurale al MANN hanno fatto visita Biagio Manna e Massimiliano Gallo – rispettivamente Armando il contrabbandiere e Franco, marito di Patrizia e zio di Fabio.
E proprio nelle parole di Sorrentino in “Lettera a mia madre” c’è il riassunto di un film che, a distanza di mesi, si appresta a diventare un cult al di là di ogni premio.
«Chissà se, nell’aldilà, è consentito andare al cinema. Così mia madre potrebbe vedere la lettera che le ho scritto, attraverso questo film. La lettera che sosta tutti i giorni nell’anima dei figli diventati grandi. Dove scriviamo, col pensiero e con le parole che non abbiamo detto, quella meraviglia che è stata o non è stata, ma che sempre rimarrà nella nostra vita sentimentale, l’idea di meraviglioso».
Di Ciro Giso
Come ogni mese torna la nostra rubrica culturale “Leggere che passione”, ecco i due libri consigliati ai nostri lettori. ...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...
San Gregorio Armeno è una delle strade più caratteristiche di Napoli e proprio grazie alle sue botteghe è diventata una de...
Era l’equinozio di autunno, precisamente il 21 settembre dell’anno 19 a. C., quando il Vate lasciò le sue spoglie mortal...