Fare bilanci è sempre complicato. Farlo dell’anno che appena si è chiuso lo è ancora di più perché rischi di lasciarti condizionare magari dagli ultimi avvenimenti o da quelli che hanno lasciato un segno più forte dimenticando tante altre cose buone o meno buone accadute. L’economia pare in ripresa e questo è un fatto, ma quando questa ripresa sarà davvero per tutti, soprattutto per chi ha perso il lavoro ed è stato sospinto al di là della cosiddetta soglia di povertà? Per il momento, una sentenza del Consiglio di Stato in adunanza plenaria rischia di provocare il più grande licenziamento di massa che la storia ricordi, e si tratta di insegnanti di scuola primaria e dell’infanzia. A Napoli si spara ancora e le stese rischiano di diventare un fenomeno ricorrente, quasi un gioco, criminale senza dubbio ma che non viene colto nel suo significato di atto terroristico, letteralmente finalizzato a seminare terrore fra ignari cittadini. A Parete un ragazzo di quattordici anni lotta per la vita colpito da una “pallottola vagante” mentre passeggiava con i suoi amici, e la cosa fa davvero rabbrividire. Deve però anche indignare perché non è possibile che si possa essere colpiti così a caso, senza una ragione che non sia soltanto quella della cruda violenza, così banale e a portata di mano, che rischia di diventare un paradigma di questo nuovo millennio. Sono partiti o stanno per partire progetti importanti di risanamento e recupero del territorio, in particolare della nostra magnifica costa domitia per troppi anni abbandonata al degrado, speriamo che le ragioni del fare e del fare bene riescano a vincere su quelle molto più comode e rassicuranti dell’immobilismo. Nel frattempo le ecoballe stanno ancora tutte al loro posto a perenne segno di abbandono. Si approssima una campagna elettorale tanto difficile quanto incerta, ma l’unica cosa che dobbiamo evitare è il ritrarci ciascuno dalla partecipazione e dalla responsabilità.
Ci dà speranza la bellezza di quelle migliaia di cittadini che si mettono insieme e resistono al degrado, con centinaia di associazioni, cooperative sociali, quelle vere che magari mettono a frutto i beni confiscati alla camorra, gruppi informali e parrocchie che investono sul bene più prezioso, l’uomo e le sue relazioni, facendolo diventare una potente risorsa per lo sviluppo, sapendo “riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.
di Gianni Solino
Tratto da Informare n° 177 Gennaio 2018
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