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Politica

EDITORIALE - Il falò della democrazia

Redazione Informare
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26 febbraio 20183 min di lettura

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Mi perdonerà Cesare Pavese se uso una delle sue più immense metafore per descrivere l’attuale situazione pre-elettorale che si trova a vivere il nostro “Bel Paese”.

Ci troviamo tra i resti di un enorme falò che è sotto gli occhi di tutti, dal quale emergono i sintomi preoccupanti di una democrazia, ad ora, fortemente malata. Molti giovani elettori, sempre più persi nella giungla delle promesse elettorali, maturano un senso di smarrimento e di sfiducia nella partitocrazia italiana. La scelta è ardua, soprattutto quando sai di doverti recare alle urne ben consapevole di chi evitare, e completamente indeciso su chi porgere la tua fiducia. Molti andranno per il meno peggio e questa dolorosa consapevolezza porta con sé lo smarrimento del nostro senso di appartenenza tanto decantato dal grande Gaber. Ci rechiamo al voto, spettatori e succubi di una legge elettorale redatta pochi mesi prima delle elezioni: solo questo, in moltissimi altri Paesi dell’Unione, sarebbe considerato un vero e proprio scandalo, il quale porta al suo interno un difetto funzionale della democrazia. Sì, perché redigere al fotofinish una legge elettorale significa avere la possibilità di modellarsela a proprio piacimento, tenendo conto dell’attuale consenso di ciascun partito. Ma in ciò non risiede la questione peggiore. Il fatto grave è che molto probabilmente questa sarà un’ennesima legge elettorale che non consentirà al Paese di avere un governo stabile, in quanto, probabilmente, il 40% potrà essere raggiunto unicamente mediante il ricorso a coalizioni o inciuci vari. E in tutto ciò bisogna sempre tener ben saldo in mente che il Rosatellum bis è stata solo la fine della grande diatriba sulla legge elettorale, in quanto in precedenza, tra l’Italicum e il Porcellum, è dovuta persino intervenire la Corte Costituzionale, aiutando la politica con il Consultellum. Un vero e proprio fantasy politico. E chi prova a guardare bene, cosa vede? Molto spesso i soliti nomi, la vecchia classe politica che si propone come nuova, i soliti impresentabili. Tutto ciò fa sì che queste elezioni oscillino tra i due più grandi mali della democrazia: l’immoralità e il poltronismo sfegatato. Insoddisfazione vi è anche andando a guardare le attuali proposte politiche dei partiti: molti temi vengono completamente estromessi dal dibattito e a sottolinearlo non sono solo i gufi, ma anche cariche rilevanti: sia la Bindi che l’ex procuratore nazionale antimafia Franco Roberti hanno evidenziato il vuoto dei programmi elettorali riguardo la lotta alle mafie. Nonostante la proposta politica deludente, la campagna elettorale fatta di accuse reciproche e spargimento di fango a volontà, questo rimane il nostro Paese per il quale bisogna scegliere e dare un senso e un cambiamento al nostro futuro.

Occorre anche grande responsabilità e consapevolezza dei ruoli in cui si è presenti. È forse questo che traccia quel senso di appartenenza ad un Paese controverso, dimenticato e da dimenticare come direbbe De Gregori, ma colmo di bellezza e poesia. Bisogna crederci e forse finalmente aprire gli occhi davanti al fumo e al tanfo di bruciato di quel falò ancora acceso. Bisognerebbe domarlo, recuperarlo e dal quel nulla far nascere un’idea di prospettiva. Lo dovete ai giovani.

di Tommaso Morlando

Tratto da Informare n° 179 Marzo 2018

Tags
  • #democrazia
  • #elezioni 2018
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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