
Basta digitare su Google “elezioni europee” per imbattersi in sondaggi e previsioni che mettono in evidenza i repentini cambiamenti avvenuti in questi anni all’interno delle democrazie rappresentative.
Ma nella freddezza delle statistiche elettorali, si nasconde una metamorfosi del sentire della gente e delle sue esigenze, facilmente percepibile nel nostro Paese, ma anche negli altri.
Ad aiutarci in quest’analisi sono i racconti degli studenti Erasmus, che da Napoli sono partiti per studiare in un’università straniera, con la possibilità di conoscere e di vivere un altro paese europeo.

I politici acutiscono le ansie dei cittadini per ottenere popolarità e consenso; e il popolo, tradito dalle “élites” incapaci di ascoltare il loro grido, si lascia consolare dal carisma di un leader.
Come ha scritto l’opinionista R. Cohen sul New York Times “grandi bugie generano grandi paure, che generano grandi desideri di grandi uomini forti”: chi chiama alle armi la nazione contro un nemico, si guadagna la gratitudine della popolazione, o quantomeno di quella parte che si sente colpita dal deterioramento del proprio status e che pretende un risarcimento.
Secondo l’Eurobarometro il 17% degli intervistati europei sarebbe favorevole a lasciare l’Unione; l’Italia è prima fra gli scettici (32%), più del Regno Unito che a breve uscirà effettivamente. Ma analizziamo questa situazione nel dettaglio.
In Germania i partiti tradizionali e attualmente al governo (CDU e SPD) perdono molti elettori.
Secondo Federica, da Francoforte, «la percezione dei tedeschi è quella di un governo immutabile, invecchiato, dominato dalla figura della Merkel, incapace di apportare cambiamenti sostanziali al Paese».
A riempire questi vuoti è l’AFD (Alternative für Deutschland) che cresce notevolmente e accede per la prima volta al Parlamento.
Molti sentono l’emergere di una nuova destra estremista e temono che il loro Paese possa trasformarsi in un regime più illiberale e conservatore, qualcosa di simile alla Polonia e all’Ungheria.
Per quanto riguarda l’Ue, piace ai giovani tedeschi, ma anche alle nuove generazioni di studenti turchi che vengono a studiare in Germania: un dato importante, data la presenza di una corposa comunità turca sul territorio.
Nel frattempo, il panorama politico francese è in rovina e la sinistra non è mai stata così marginale.
La rabbia antisistema dei gilet gialli devasta Parigi per una lotta che vuole andare oltre il paradigma destra/sinistra e perfino oltre i confini nazionali.
Francesca e Maria ci raccontano:
Una rabbia, quindi, molto simile a quella della maggioranza del popolo italiano, che però ha trovato sfogo nel “governo del cambiamento”; in Francia, invece, sembra voler convergere nel partito populista RN di Marine Le Pen, in funzione anti-macroniana.

Ad esempio Saverio, dalla Lettonia, ci parla di un paese straziato dal regime comunista e nazista, poi assorbito nell’Unione Europea (2004) più per testimoniare l’identità e i valori occidentali dello Stato (lontani dal passato sovietico) che per una reale valutazione dei vantaggi:
Qui si prospetta un’alleanza tra il partito filo-putiniano Armonia e i populisti euroscettici di Kpv. Situazione molto simile in Polonia, Repubblica Ceca e Romania.
La nuova faccia dell’Europa, fatta di muri e di individualismo, si mostra non solo a livello europeo e nazionale ma perfino regionale. Enrico, da Bilbao in Spagna, ci parla di un popolo nazionalista, molto legato alle proprie origini e alla propria cultura.
Qui, infatti, il Partito Nazionalista Basco gode di un consenso molto forte che fa a cazzotti con quello di Vox, partito sovranista spagnolo, antieuropeo, anti-separatista e antislamico.
Accanto a questo, si registra una sentita sfiducia nella classe politica spagnola:
Insomma, il clima è cambiato e dai sondaggi realizzati in vista delle elezioni europee viene fuori un’Aula in cui i Socialisti e i Popolari non avranno più la maggioranza.
L’unione dei sovranisti, sotto il nome di ENF ambisce a diventare la prima forza politica. Secondo il presidente Mattarella, questi cambiamenti non minacceranno l’esistenza dell’Unione:
Una resistenza che non vuole cedere il passo ai sentimenti nazionalistici e che si mostra favorevole all’Ue esiste, anche se più silenziosa e resa debole dalle divisioni interne.
Ma dai racconti emerge chiaramente un’insoddisfazione diffusa che rende impossibile non dubitare della perfezione del progetto europeo.
I nuovi bisogni comuni rompono tutti i muri e tutte le frontiere: bisogna partire da questi per costruire un progetto europeo collettivo e per dimostrare che un’altra Europa è possibile, puntando soprattutto sui giovani che ricoprono un ruolo essenziale per proteggere l’integrazione.
Così, la campagna paneuropea #stavoltavoto vuole invogliare l’affluenza alle urne perché, qualunque sia la scelta, mai come quest’anno occorre difendere la democrazia e dare a tutti la possibilità di decidere in che Europa vogliamo vivere.
di Giorgia Scognamiglio
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°193
MAGGIO 2019
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