
Tra il 1788 e il 1845, ciascuno Stato dell’Unione stabiliva la data delle elezioni, senza preoccuparsi di “sincronizzarsi” con gli altri, l’unico vincolo era che le votazioni per l’elezione del Presidente degli Stati Uniti terminassero entro il primo mercoledì di dicembre. Nel 1845, il Congresso decise che era tempo di standardizzare una data e si tenne in conto dell’economia del Paese: gli Stati Uniti erano un Paese sostanzialmente rurale e scelsero di votare a novembre perché era un momento in cui si erano appena conclusi i raccolti autunnali, e non era ancora arrivato il rigido inverno; si decise per il martedì perché la domenica era giorno sacro, il lunedì era necessario per raggiungere le urne e il mercoledì era giorno di mercato.
Varie associazioni per i diritti umani notano che i regolamenti di molti Stati ostacolano, di fatto, il voto di un range di popolazione: 2,6 milioni di detenuti non votano a causa dei regolamenti di alcuni Stati: o perché è necessaria un’autorizzazione firmata dal tribunale, o perché sono richiesti documenti d’identità specifici dal costo elevato.
Inoltre, siccome L’Election Day negli USA non è festa ma un giorno feriale come gli altri, e il voto non è obbligatorio, i funzionari pubblici che organizzano le elezioni generalmente assegnano le macchinette per il voto, i volontari per i seggi e altre risorse in base ai dati delle precedenti elezioni.
Ciò significa che nei quartieri bianchi e benestanti, in cui l’affluenza alle urne è più alta, ci sono più macchinette e personale, con code e tempi di attesa inferiori. La probabilità che gli elettori abbiano un lavoro è più alta, quindi possono permettersi il lusso di prendersi un permesso per andare a votare, a differenza di una larga fetta di elettori neri e ispanici che sono pagati a ore.
Il 44,1% del totale degli elettori democratici ha richiesto le schede a fronte del 25,7% di quelle richieste dai repubblicani; per tale ragione Trump ha adottato una strategia finalizzata al caos e screditare il sistema, parlando di brogli e dicendo ai suoi elettori “stand back and standby” ossia “state pronti”, come a voler radicalizzare i suoi seguaci, i Proud Boys, incitandoli all’odio, aspetto da non sottovalutare giacché il Presidente è anche il capo delle forze armate e che la vendita delle armi è cresciuta del 94% e ben 4 milioni di americani ne hanno comprata una senza mai averne prima usata una.
Restano i dubbi sulle urne, ma la certezza è che le campagne elettorali sono avvincenti.
di Salvatore Sardella
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