
Entro la fine di febbraio l’Unione Europea dovrà buttare 55 milioni di dosi di vaccini in scadenza, mentre all’Africa ne ha donate appena 30 milioni. Inoltre, nel continente africano solo l’11% della popolazione ha ricevuto le prime due dosi, mentre circa 250mila persone sono morte a causa del virus.
Sara Albiani, policy advisor per la salute globale di Oxfam Italia, e Rosella Miccio, presidente di EMERGENCY, hanno rilasciato alcune dichiarazioni a tal riguardo. A detta loro, infatti, l’Unione Europea ha dato la priorità alla vendita di dosi ai Paesi ricchi, “facendo prevalere la logica del profitto delle case farmaceutiche”. Inoltre, l’Europa – sotto la spinta della Germania – si oppone alla sospensione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini. Tale proposta, avanzata da India e Sudafrica, consentirebbe la libera produzione di vaccini, test e cure, prevenendo la formazione di nuove varianti.
Alla vigilia del summit tra UE e Unione Africana, la spaccatura tra i due continenti sembra ancora più profonda. L’Italia, ad esempio, è stata assente dal dibattito riguardante la sospensione dei brevetti, seppur sollecitata da alcune forze politiche parlamentari. Sani Baba Mohammed, segretario regionale per l’Africa e il Medio Oriente del Public Services International, parla di apartheid vaccinale. “L’UE sostiene di promuovere una partnership con l’Unione Africana, ma cosa c’è di paritario nel gettare più dosi di quante ne stiano donando a noi?”. Sulla carta, l’Unione Europea ha messo in campo diversi progetti per produrre vaccini nel continente africano, ma ha sempre ragionato tenendo conto dei brevetti. Un esempio lampante è quello di Pfizer BioNTech, il quale ha recentemente annunciato l’intenzione di produrre 50 milioni di dosi in Africa. Questa cifra è nettamente inferiore a quante dosi vengono prodotte in Germania in un singolo mese.
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