
Esperienza, innovazione e cultura: questi gli ingredienti utilizzati quest’anno per “Expo 2020”, mostra espositiva di portata internazionale ospitata ogni 5 anni da un diverso paese, che questa volta prende vita a Dubai. È la nuova generazione la prescelta a rappresentare il nostro padiglione, e in particolare racconteremo come Sara Formosa, giovane del territorio di Castel Volturno, è riuscita ad arrivarci, condividendo insieme tutti i passaggi e i particolari di quest’avventura.
«Il commissariato generale per il padiglione Italia ha pubblicato un bando pubblico a marzo in collaborazione con la CRUI, in cui cercavano studenti universitari con determinate competenze. Ho inviato la candidatura quasi per caso, perché mi ci sono trovata in mezzo facendo ricerche per altri. Non avendo neanche mai fatto un’esperienza all’estero non mi aspettavo di essere selezionata, è stata una grande sorpresa!».
«Il padiglione è gestito da un distaccamento del Ministero degli Esteri e del Consiglio dei Ministri, quindi è come fare il tirocinio in Ambasciata, per cui è necessaria la candidatura ad un bando pubblico. Una volta inviata la candidatura sono due i criteri di selezione: le competenze e la diversità di composizione dello staff completo».
«Sono qui da metà settembre quindi circa due mesi e mezzo. Andrò via a fine dicembre insieme ai miei colleghi e ci sostituirà un altro gruppo di 30 studenti. In totale siamo 60 divisi in due periodi diversi, selezionati tra 8000 candidature».
Successivamente chiediamo a Sara di raccontarci qualche curiosità in più sull’Expo 2020, delle indicazioni per chi ha pensato di fare un salto a Dubai per prendere parte alla fiera. Lei ci risponde così: «Ti dico quelle che hanno incuriosito di più anche me: oltre ad essere l’Expo con più paesi in rappresentanza in assoluto, è anche la prima a cui partecipa, come Stato, il Vaticano. C’è infatti il padiglione della Santa Sede, ispirato alla cultura francescana. Inoltre è un’esposizione che si concentra tantissimo sull’innovazione: ci sono piccoli robot che girano continuamente tra i visitatori e con cui si può interagire, alcuni parlano e ballano, altri consegnano cibo o mappe, altri addirittura fanno multe a chi non indossa la mascherina».
«Paradossalmente i padiglioni più visitati sono quelli che fanno entrare le persone senza fornire loro alcuna visitor experience particolare, come l’India o l’Arabia Saudita, che oltre ad essere belli visivamente hanno in realtà poco di didattico. I padiglioni che attirano di più sono proprio quelli didattici, in questi vi è sempre molta fila, essendo percorsi molto spesso di un’ora di visita, come la Germania o il Giappone. L’Italia è stata tra i più visitati il primo mese, ma adesso ci stiamo concentrando sulla visitor experience più che sui numeri. Ci sono alcuni padiglioni che nessuno si aspetterebbe ma che, secondo me, sono molto belli, uno di questi è il Kazakistan, che dietro ha un bellissimo storytelling».
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