
La fibromialgia, come risaputo, è una sindrome caratterizzata da dolore cronico diffuso, grave stanchezza, disturbi del sonno e cognitivi. Vi sono poi una serie di sintomi quali rigidità osteoarticolare, colon irritabile, talora intolleranza al glutine, cefalea, secchezza degli occhi e della bocca, vertigini, difficoltà di respiro, formicolii diffusi, sindrome ansioso-depressiva e altri ancora.
Un tempo considerata di origine psichiatrica, oggi è rientrata a pieno titolo tra le malattie reumatologiche autoimmuni, grazie ad uno studio tutto italiano. Si è visto che si accompagna spesso a malattie autoimmuni sistemiche, colpisce prevalentemente il sesso femminile, insorge talora dopo traumi o infezioni, presenta alterazioni immunologiche sia per presenza di autoanticorpi (sia “classici” sia diretti contro le piccole fibre dei nervi) sia per presenza di cellule autoreattive, elementi questi che sostengono l’ipotesi di una malattia autoimmune sistemica con neuroinfiammazione cronica, responsabile del dolore cronico.
Il lavoro scientifico, pubblicato sulle pagine della rivista Journal of Clinical Medicine, è firmato dalla prof.ssa Marzia Dolcino, dell’Università di Verona, e ha il pregio di indagare i percorsi molecolari che sottendono all’origine della fibromialgia da una moderna prospettiva, avvalendosi di una tecnica di indagine di tutto il genoma e restituendo ai ricercatori italiani un quadro completo e accurato della patologia. Sono stati analizzati più di 540mila geni noti, ottenendo così una mappa completa delle alterazioni presenti nel quadro fibromialgico.
Inoltre, è stata analizzata una componente sostanziale che è il genoma non codificante, quello che non viene trascritto in proteine, guardando all’epigenetica che regola lo sviluppo delle malattie autoimmuni e neoplastiche. Ne è derivata un’aumentata espressione di geni legati alla percezione del dolore e ad altri aspetti della malattia collegati alla componente emozionale, quindi a stati di ansia o depressione e ad alterazioni del ritmo circadiano.
In effetti, questo studio cambia radicalmente l’approccio alla malattia perché l’unico trattamento finora adottato comprende farmaci anti-infiammatori, sedativi ed antidepressivi, poiché l’incapacità di definire l’origine esatta della condizione, e la mancanza di test diagnostici affidabili, hanno contribuito a spostare la fibromialgia all’interno del più grande gruppo dei disturbi psicosomatici.
Invece si tratta di una sindrome complessa, con una sintomatologia che produce disautonomia, cioè alterazioni del sistema nervoso autonomo, ed è quindi causa di vuoti di memoria, confusione e vertigini, e coinvolge vari organi e apparati, tra i quali il sistema gastrointestinale, quello endocrino e urinario, e può essere collegata anche ai disturbi del sonno.
Non esiste ancora un test di laboratorio considerato il gold-standard per la diagnosi di fibromialgia, che quindi viene effettuata sulla base di un’attenta osservazione clinica. Per tale ragione, occorre che i medici conoscano bene le caratteristiche della malattia, per non sottovalutarne le conseguenze.
Intanto, questa considerazione del tutto nuova della fibromialgia, non più categorizzata coma un mero problema psico-somatico, permetterà di creare nuovi protocolli terapeutici che gestiscano l’alterazione del sistema immunitario e le reazioni ad essa connesse, come si fa per le classiche malattie reumatologiche, in associazione alla riabilitazione e alle tecniche di rilassamento che da sempre vengono indicate.
di Patrizia Maiorano
Sintesi dell’Approccio Integrato del Dott. Mario Melone (Osteopatia, Posturologia e Fitoterapia) Il cuore dell’approccio ...
Tumori e malattie cardiovascolari rappresentano ancora oggi le principali cause di morte nei Paesi occidentali. Eppure, una p...
Potrebbe essere stato inventato un miracoloso farmaco contro l’obesità, ma più della metà dei pazienti interrompe la cur...
Lo sviluppo tecnologico ha indubbiamente rivoluzionato, fra i tanti, anche il settore medico e chirurgico, fornendoci strumen...