
Mille fedeli di fede islamica, provenienti da tutte le zone della Campania, si sono ritrovati stamattina in piazza Garibaldi a Napoli per festeggiare Id al-Fitr, la seconda festività religiosa più importante dell’Islam che celebra la fine del Ramadan, iniziato il 2 aprile e terminato oggi. Erano presenti mussulmani provenienti da tante parti del mondo ma che risiedono su tutto il territorio regionale, ognuno col proprio tappeto, rigorosamente rivolto ad est verso la Mecca, e vestiti di tutto punto: è un giorno solenne ed anche l’abbigliamento deve esprimere la gioia per la fine del digiuno penitenziale.
Alla manifestazione ha partecipato anche il vescovo ausiliare di Napoli Gaetano Castello, delegato arcivescovile per il dialogo interreligioso: «È una antica tradizione interrotta a causa dell’emergenza Covid – ha spiegato il presule. – Sono qui per portare il saluto della diocesi di Napoli, è un gesto di fraternità verso le altre comunità. È un momento importante: più ci manifestiamo per quello che siamo meglio è anche per evitare chiusure. Ci sono molti fratelli che hanno bisogno di tante cose in città, più ci relazioniamo più si garantirà una convivenza serena senza chiusure».

Nella religione islamica il Ramadan ricorda la prima rivelazione del Corano a Maometto ed è il mese in cui si pratica il digiuno. La data cambia di anno in anno poiché l’Islam segue il calendario lunare. Esso è uno dei cinque pilastri dell’Islam (insieme alla testimonianza della fede, la preghiera, l’elemosina e il pellegrinaggio alla Mecca) e prevede il digiuno dall’alba al tramonto e, nelle stesse ore di luce, l’astensione dall’attività sessuale e di qualsiasi azione che possa risultare peccaminosa.
Viene concluso dalla festa di Id al-Fitr: dopo la preghiera fatta in moschea, ci si ritrova in famiglia per il pranzo e nella stessa giornata ci si reca a trovare i familiari più stretti o i defunti. È il primo pasto importante dopo il mese di digiuno e si consuma il Maamoul, tipico dolce della tradizione araba, piccole tortine di pasta frolla farcite con datteri, fichi, pistacchi e mandorle.

Uno studio della Fondazione ISMU, Iniziative e Studi sulla Multietnicità, rileva che nel 2016 in Campania, su una popolazione di circa sei milioni di abitanti, 232.000 sono stranieri stabilmente residenti e di questi circa 54.000 (il 3,8%) sono di fede islamica, provenienti da tutte le parti del mondo.
I mussulmani non sono raggruppati in strutture ecclesiali ma in associazioni con a capo l’iman che ne cura la formazione religiosa e guida la preghiera nella moschea. In Campania le associazioni sono 14, diffuse su tutto il territorio regionale. Nessuna delle associazioni ha una moschea, intesa come luogo di culto edificato per pregare, ma si riuniscono in appartamenti adibiti a luogo di preghiera.
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