
Il secondo appuntamento del Mondiale di Formula 1 inizia con una grossa paura e una notte insonne per piloti, team principal, autorità locali e addetti ai lavori.
Ieri mentre sul circuito cittadino di Jeddah era in corso la prima sessione di prove libere del GP dell’Arabia Saudita si è capito che non sarebbe stato un weekend come tutti gli altri. Il lancio di un missile su un deposito dell’azienda petrolifera Aramco – sponsor del team Aston Martin e partner commerciale della stessa Formula 1 – a soli 20 km dal circuito, ha sconvolto i piloti in pista. L’attentato terroristico sul suolo saudita è stato rivendicato dai ribelli Houthi i quali, già a inizio settimana, con un altro attacco avevano messo in rischio il regolare svolgimento del Gran Premio. In Yemen è in corso una guerra civile scoppiata quando proprio gli Houthi hanno iniziato a combattere per il controllo delle regioni meridionali del Paese. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto, descritto dall’Onu come la peggior crisi umanitaria al mondo, nel marzo 2015 guidando una coalizione per sostenere il governo riconosciuto a livello internazionale contro il gruppo di ribelli. Questi sono a loro volta sostenuti, seppur non ci sia conferme ufficiali, da Iran e dagli Hezbollah del Libano.
È stata dunque una lunga serata per piloti, team principal e vertici della Formula 1 riunitisi per discutere sul da farsi. Se i team son sembrati essere convinti nel continuare tutto come previsto, rassicurati dalle parole delle autorità locali, tra i piloti la preoccupazione è fin troppa. Ma, stando a quanto riportato dalla BBC, a pesare a favore della prosecuzione delle attività sono state le “minacce” arrivate dalle autorità saudite le quali hanno fatto intendere che, qualora i piloti decidessero di non correre, riceverebbero un trattamento a causa del quale non riuscirebbero a lasciare il Paese in tempi brevi.
Stefano Domenicali, CEO di Fomula 1, e il presidente della FIA Bin Sulayem hanno dialogato a lungo sulla questione rassicurando tutti all’interno del Paddock. Domenicali, al termine di un colloquio terminato alle 3 del mattino, ha dichiarato di aver ricevuto rassicurazioni totali sulla sicurezza del Paese e di sentirsi, per questo, fiducioso. L’aver proibito però ai piloti di rilasciare interviste per non incombere in dichiarazioni scomode agli occhi delle autorità, non dà di certo una bella immagine di tutto quel che è il mondo Formula 1.
Tra manifestazioni contro la guerra in Ucraina – che hanno portato alla cancellazione del Gran Premio di Sochi -, caschi a tema per i diritti delle minoranze e le numerose proteste a favore del movimento Black Lives Metter non ci si aspettava di certo un comportamento così disinteressato e a tratti ipocrita da parte dell’ambiente Formula 1.
Con questo clima, dunque, ci si approccia come da programma a questo sabato di prove libere e qualifiche in vista del Gran Premio di domani in programma alle ore 19:00.
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