
Millenial, ex leader delle proteste studentesche, ecologista e progressista. Sarebbe difficile racchiudere in poche parole la figura di Gabriel Boric, neo-eletto presidente del Cile. Non era una vittoria in cui confidava: “Non ho abbastanza esperienza”, diceva al pubblico. Poi la vittoria alle primarie della sinistra, mentre ieri, 20 Novembre, il 56% di voti che lo incoronano presidente cileno. Non accadeva dalle elezioni di Salvador Allende, presidente socialista spodestato con un golpe militare l’11 Settembre del 1973.
Ha appena 35 anni Boric, che solo 10 anni prima aveva capeggiato le proteste studentesche contro la privatizzazione dell’istruzione pubblica. Ma le novità di un presidente giovanissimo non si fermano qui: ha inaugurato il suo primo discorso da capo di stato parlando in lingua mapuche, idioma del popolo originario dell’America del Sud oppresso dai precedenti governi cileni.
«Sarò il presidente di tutto il popolo, il mio mandato non si ferma tra quattro pareti» ha poi ammesso nel suo discorso. «Questo è un momento storico di trasformazione, ma i tempi che stanno per arrivare non saranno facili – ha spiegato il nuovo leader – dovremo far fronte alle conseguenze sociali, economiche e sanitarie della pandemia. Procederemo a passi corti ma forti. Nei prossimi anni è in gioco il futuro del Cile».
Mentre la sua compagna, Irina Karamanos, ha apertamente ammesso in tv che va ripensato il ruolo di “first lady”. Opinione poi apprezzata da Gabriel Boric, apertamente femminista, che ha ammesso come «non dovrebbero esistere incarichi governativi motivati da legami privati, ma solo dal merito o la funzione svolta». Affermazioni che danno prova degli ideali che lo hanno portato al successo.
Una vittoria, quella di Boric, che va in un certo modo a vendicare il vecchio presidente Salvador Allende, spodestato e ucciso nel ’73 dalle forze di Pinochet. Nella storia esiste infatti un altro “11 Settembre”, meno conosciuto: l’11 Settembre del 1973 con un golpe fulmineo sostenuto dagli Stati Uniti il generale Pinochet prese il potere nel paese sudamericano, instaurando un regime dittatoriale di impostazione fascista.
Un passato da dimenticare, ma non per l’avversario di Boric, Antonio Kast, esponente del Partido Repubblicano e politico di estrema destra. Kast, nostalgico di Pinochet, ha dichiarato che se il generale fosse ancora vivo voterebbe per lui. Suo fratello Miguel, invece, ha partecipato attivamente al regime di Pinochet, facendo parte dei “Chicago Boys”. Quello dei ragazzi di Chicago era un gruppo di economisti, formatosi negli Stati Uniti e operante nel Cile per dare un’impronta liberista all’economia del vecchio regime cileno.
Alla nostalgia per il fascismo, la sinistra di Boric ha risposto con un trionfo schiacciante di ben 10 punti. «Il Cile è stato la culla del neoliberismo, ora dovrà essere la sua tomba» ha dichiarato il neopresidente, dando seguito – con le sue proposte – alle rivolte del popolo cileno del 2019. Così come chiedevano le masse in piazza, infatti, per Gabriel Boric bisognerà «lottare strenuamente contro i privilegi dei pochi, per soddisfare i bisogni di tutti».
Parole, quelle che arrivano da oltreoceano, che fanno ben sperare per il futuro dell’america latina.
Di Ciro Giso
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...