
L’equilibrio tra privacy e trasparenza della pubblica amministrazione è delicato. Lo dimostra la recente vicenda che ha visto il Garante privacy comminare una sanzione di 10 mila euro a un Comune. L’ente pubblico aveva diffuso dati personali in assenza di base giuridica. Come ribadito dal Garante, infatti, le pubbliche amministrazioni non devono pubblicare dati non pertinenti rispetto alle finalità di trasparenza perseguite.
Ma cosa era successo? L’Autorità era intervenuta su reclamo di un ex dipendente del Comune che lamentava la diffusione di dati personali all’interno di un curriculum vitae pubblicato sul sito web istituzionale dello stesso. L’interessato aveva, inoltre, evidenziato che la diffusione dei dati avrebbe potuto esporre a rischi sé e la famiglia.
Il Garante ha accertato che il curriculum era rimasto disponibile online oltre l’arco temporale previsto dalla disciplina di settore. Di conseguenza, la diffusione dei dati non era sorretta da base giuridica. Peraltro, i dati pubblicati non erano stati oggetto di selezione. Infatti, risultavano pubblici indirizzo di residenza, numero di cellulare e indirizzo di posta elettronica personali.
Il Comune aveva argomentato che spettava al gestore della pagina “Amministrazione trasparente” operare un’attenta selezione dei dati. Il Garante ha, però, disatteso questa tesi. Ha ritenuto, infatti, che spetti al titolare del trattamento, dunque al Comune, impartire adeguate indicazioni alla società affidataria del servizio, ai fini della corretta gestione dei dati.
Ha poi concluso che il trattamento dei dati personali, nel caso di specie, fosse contrario ai principi di “liceità, correttezza e trasparenza” e “minimizzazione dei dati”. Inoltre, il Comune aveva omesso di rispondere alla richiesta di esercizio dei diritti dell’interessato.
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