Il 10 dicembre è una data importantissima per la sua duplice celebrazione: la Giornata internazionale dei diritti degli animali e la Giornata mondiale dei diritti dell’uomo.
Nel 1948 l’Assemblea delle Nazioni Unite redasse la Dichiarazione Universale dei diritti Umani, nella quale furono sanciti il rispetto e la dignità per ogni essere umano, basi fondamentali per assicurare la libertà, la giustizia e la pace del mondo. Il testo, comprendente ben 30 articoli, enuncia diritti inalienabili quali quello alla vita e all’istruzione, esalta principi cardine come la fratellanza reciproca, il divieto alle discriminazioni, alle pratiche di tortura e schiavitù. Dopo la seconda guerra mondiale, il conflitto più sanguinoso della storia che conta circa 65 milioni di vittime, era dunque necessario fissare su carta dei diritti inviolabili per la formazione di una civiltà moderna.
Il 17 ottobre del 1978 fu depositato all’Unesco un altro importate scritto, la Dichiarazione universale dei diritti degli animali. È importante specificare che questo testo non ha alcun valore giuridico, si limita a fornire delle linee guida etiche e morali per quanto riguarda il comportamento da adottare nel rispetto degli animali. Il documento fonda i suoi principi su 14 articoli che marcano come tutta la fauna abbia pari diritti, che ogni animale merita rispetto e non deve essere sottoposto a trattamenti o azioni crudeli.
Sono molte le associazioni che si prodigano per il benessere e la dignità degli animali, tra cui la L.I.D.A. (Lega Italiana dei Diritti dell’Animale) che combatte lo specismo, lo sfruttamento animale e promuove il cambiamento culturale nel rapporto con gli animali che porti a scelte politiche fondate sul rispetto e la solidarietà verso gli esseri viventi. Non va dimenticata l’associazione animalista britannica Uncaged (poi divenuta Centre for Animals and Social Justice) e l’ente no-profit americano PETA (People for the Ethical Treatment of Animals) che sono attive per la sensibilizzazione su temi come la speculazione economica sugli allevamenti intensivi, la vivisezione, il bracconaggio selvaggio o la sostenibilità ambientale.
Oltre a quella di oggi, ci sono anche altre giornate dedicate agli animali, che si celebrano annualmente: il 4 ottobre, ad esempio, nel giorno di San Francesco d’Assisi, santo patrono degli animali, si festeggia il World Animal Day; il 24 aprile, invece, è la giornata dedicata agli animali da laboratorio, solo in Europa il numero di vittime delle sperimentazioni sfiora la soglia dei 22 milioni e oltre 192 milioni in tutto il mondo; il 18 agosto, infine, si celebra la giornata internazionale degli animali senza una dimora.
Ogni anno vengono organizzate manifestazioni contro lo sfruttamento degli animali, si presentano petizioni e si propongono leggi a garanzia della loro incolumità. I risultati non hanno tardato ad arrivare. Negli ultimi decenni, infatti, il controllo sulle condizioni degli allevamenti, ma anche sulla caccia e sulla pesca è diventato molto più rigido. Nei paesi dell’Unione Europea i test sugli animali per valutare la sicurezza dei cosmetici sono vietati dal 2013, alcune case cosmetiche hanno smesso di testare i prodotti su cavie animali, anche se non mancano aziende conosciute a livello internazionale che praticano ugualmente queste atrocità. Gli esperimenti condotti sugli animali in questione sono invasivi e molto spesso fatali, servono a verificare la tossicità della merce.
PETA ha stilato una lista in cui sono presenti le compagnie che utilizzano gli animali per i test. In quella del 2020 tra i nomi più conosciuti ci sono Vidal, Venus, Sunsilk, L’Oreal, Lacoste, Kiko, Hugo Boss, Fendi, Dove, Dolce&Gabbana, Dior e tanti altri ancora. Per quanto riguarda le case farmacologiche, è obbligatorio per legge la sperimentazione dei nuovi farmaci sugli animali, in quanto non disponiamo ancora di metodi alternativi che possano essere altrettanto affidabili. Il campo della tossicità è quello in cui vengono maggiormente utilizzati gli animali, ed è per questo motivo che l’Unione Europea ha stabilito, con una normativa chiamata Reach, l’istituzione di una banca dati in cui tutte le industrie sono obbligate a depositare i risultati ottenuti dagli esperimenti effettuati su queste creature per una determinata sostanza. Brand di abbigliamento hanno abbandonato l’uso di pellami e pellicce veri sostituendoli con materiali alternativi, i nomi più in noti sono sicuramente Giorgio Armani, Gucci, Chanel e Versace che considerano antiquato l’uso delle pellicce, per loro le tecniche attuali rendono inutili pratiche crudeli nei confronti degli animali, le scelte di queste imprese sono state influenzate anche dalla tenacia e dalla pressione degli attivisti per i diritti degli animali.
La biodiversità è a rischio a causa dei cambiamenti climatici, i maggiormente critici sono l’alterazione nelle temperature terrestri e marine, nell’estensione e nella durata dei ghiacci terrestri e marini, nell’albedo (potere riflettente di una superficie) e nel livello del mare. Le cause naturali amplificano e aggravano gli effetti delle azioni prodotte dall’uomo come la deforestazione, l’inquinamento, il consumo di suolo, etc.
Gli allevamenti intensivi sono un argomento probabilmente poco discusso date le condizioni degli animali in Italia, come anche nel mondo. Secondo il CIWF (Compassion in World Farming), nel mondo, ogni anno, vengono allevati circa 70 miliardi di animali e l’80% si trova in strutture con approccio intensivo. Le condizioni in cui vessano queste bestie sono raccapriccianti, spazi sovraffollati, luce artificiale, possibilità minima di movimento ed esalazioni tossiche costanti di urine e feci. Gli allevamenti intensivi inquinano e hanno un impatto ambientale fortemente negativo, non a caso le zone del bacino padano risentono maggiormente dell’inquinamento atmosferico rispetto le altre regioni italiane. Il nostro paese, tra i tanti primati europei, detiene quello di morti premature attribuibili all’inquinamento atmosferico con 60’000 vittime causate da particolato sottile e biossido di azoto, sostanze prodotto anche negli allevamenti intensivi. Pensate che la provincia di Brescia conta più maiali che abitanti, mentre il 99,8% dei polli italiani è posto in allevamenti intensivi, con una popolazione avicola, conteggiando anche galline e tacchini, che supera i 137 milioni.
Concludiamo con lo specismo, la convinzione discriminatoria fondata sull’idea che gli esseri umani godano di uno status di superiorità rispetto al resto degli animali. Potremmo iniziare a riflettere sul perché l’uomo abbia il diritto di divertirsi a cacciare le altre specie per svago o per una pelliccia nuova, oppure sul perché molti animali vengono prelevati dai propri habitat per divenire fonte di guadagno negli zoo, dove perdono la loro dignità ma soprattutto sono privati della loro libertà. C’è chi nasce per essere amato, come cani e gatti, che hanno spesso destini meno crudeli essendo preferiti come animali domestici e trattati a volte come veri e propri figli, mentre altri sono segnati da una condanna a morte prima ancora di nascere come i maiali. Può sembrare banale ma la nostra società si basa costantemente su una morale che ha standard estetici, uccidere uno scarafaggio è da eroi, uccidere una farfalla è da cattivi. In altri casi è la nostra religione che impone delle direttive su come trattare gli animali, ma indipendentemente da tutto, vi lascio di seguito una breve citazione.
“La compassione e l’empatia per il più piccolo degli animali è una delle più nobili virtù che un uomo possa ricevere in dono.” Charles Darwin