
Cade il 20 Giugno la Giornata Mondiale del Rifugiato, data indetta dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per sensibilizzare sulla condizione di milioni di rifugiati nel mondo e sulle cause degli esodi. Quest’anno, l’UNHCR ha rivelato che sono più di 100 milioni le persone rifugiate nel mondo.
In Campania e nel suo capoluogo l’accoglienza è una virtù sacra, perciò la sensibilità su questi temi è altissima. Anche per questo motivo negli scorsi giorni sono state più di 10mila le persone che hanno manifestato per i loro diritti in Campania.
Così «Vogliamo la pace perché abbiamo conosciuto la guerra» è diventato il grido che ha unito migliaia di persone scese in piazza il 17 e il 18 Giugno tra Napoli e Caserta.
Gran parte dei manifestanti sono i migranti e i cittadini stranieri del popolo napoletano, per un corteo in occasione della giornata internazionale del rifugiato promosso dagli attivisti dell’Ex Opg Je So Pazzo con i volontari del Movimento Migranti e Rifugiati. Assieme a loro Emergency, il Centro Sociale Ex Canapificio, Castel Volturno Solidale, YaBasta e le Caritas locali.
Sono tante le contraddizioni della nostra società globalizzata che continua a costruire muri fisici e non. E Napoli, città storicamente eterogenea, non è da meno in questo scempio. Sono più di 130mila gli stranieri residenti nella sola città metropolitana, oltre 250mila in tutta la Campania. Persone spesso in condizioni di povertà e sfruttamento dettate da razzismo e forte marginalizzazione.
Tra le rivendicazioni dei manifestanti c’è la richiesta del rilascio di un permesso di soggiorno per protezione speciale rivolto a chi è presente da tempo sul territorio e per tutte le persone che sono vittime dello sfruttamento lavorativo.
«Siamo scesi in piazza per rivendicare i nostri diritti – ha spiegato l’attivista Mariema Faye – diritti alla casa, al permesso di soggiorno, alla pace. Noi diciamo che il permesso di soggiorno con protezione speciale deve essere dato non solo a chi è integrato sul territorio e lavora regolarmente, ma anche per chi è vittima di sfruttamento lavorativo. È con il sangue dei lavoratori, italiani e migranti, che questo paese va avanti. Ma il diritto di soggiorno non è abbastanza, vogliamo il diritto alla casa, non è più possibile vedere i nostri fratelli e le nostre sorelle morire bruciati come succede quotidianamente nei ghetti a Foggia e in tutto il Sud Italia».
«Vogliamo il diritto all’ospedale, alle cure» ha continuato a spiegare Faye, aggiungendo poi il diritto alla pace, ma «non solo quando la guerra è alle porte dell’Europa. La guerra colpisce tanti altri popoli. Popoli che devono resistere e talvolta perdono in guerre spesso e volentieri alimentate dall’Occidente».
Di Ciro Giso
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...