
I Giudici di Pace, se inquadrabili come lavoratori a tempo determinato in base agli accordi quadro UE, hanno diritto a ferie pagate, previdenza e assistenza, poiché non è giustificabile, a parità di funzioni, un trattamento diversificato rispetto ai magistrati onorari. A stabilirlo è la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale, ha nuovamente bacchettato il Bel Paese per il trattamento lavorativo riconosciuto ai magistrati onorari.
Il ricorso da parte del Ministero della Giustizia alla continua successione di rapporti o di contratti di lavoro a tempo determinato, ha fatto in modo che il TAR dell’Emilia Romagna abbia dovuto ricorrere alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea per ottenere una pronuncia pregiudiziale, ai fini dell’accertamento dell’esistenza di un rapporto di pubblico impiego tra un Giudice di Pace ed il Ministero della Giustizia.
Nel caso di specie, un Giudice di Pace, avendo di fatto esercitato le stesse funzioni dei magistrati togati dal 2002 al 2016, ha chiesto il riconoscimento dello status di dipendente pubblico a tempo pieno o parziale.
La Corte Europea, dopo aver comparato la normativa europea e quella italiana, ha dichiarato l’incompatibilità della normativa nazionale sul lavoro a tempo determinato, non solo laddove non prevede che i Giudici di Pace possano beneficiare degli stessi diritti (previdenziali, assistenziali, ferie, etc.) riservati ai magistrati ordinari, ma anche laddove la legislazione interna prevede la possibilità di rinnovare più volte i contratti a termine, senza stabilire sanzioni effettive per contrastare il rinnovo abusivo sancito dalla normativa comunitaria.
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