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Giulia Blasi: «È arrivato il momento che il sistema cambi»

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12 marzo 20214 min di lettura

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Giulia Blasi: «È arrivato il momento che il sistema cambi»

Febbraio è stato per l’Italia il mese designato per il cambiamento: dalle dimissioni dell’ormai ex premier Giuseppe Conte alla scelta di formare un nuovo governo con a capo l’economista Mario Draghi. Proprio il nuovo governo, formatosi ufficialmente il 13 febbraio, è stato oggetto di non poche critiche. La scarsissima presenza di donne tra le fila dei ministri è ciò che più ha fatto storcere il naso. La mancanza di nomine femminili operata soprattutto dal Partito Democratico ha condotto Giuditta Pini, deputata del PD, a una piccata risposta nei confronti del segretario del partito, Nicola Zingaretti: “Non ti preoccupare, noi siamo contente a casa, mentre cuciniamo e leggiamo il Women New deal”.
Con Giulia Blasi, scrittrice e giornalista specializzata in temi relativi alla condizione femminile e al femminismo, abbiamo discusso proprio di questo.

Si sta riducendo il movimento d’indignazione per la scelta dei ministri al “con tutti i problemi che ha l’Italia, c’è ancora chi ha il tempo di indignarsi?”

«Io non perdo tempo con queste opinioni sinceramente. Il problema è sotto gli occhi di tutti: le donne, in questo periodo di pandemia, hanno perso più del 90% dei posti lavoro. Che le donne nella società italiana non sono considerate persone è più che evidente e, chiunque neghi, cerca solo di alzare fumo. Questo è un problema economico, sociale, di giustizia e di rappresentazione».

La maggioranza dei cittadini italiani risultano essere donne eppure la rappresentanza è minoritaria…

«Siamo talmente abituati a pensare agli uomini come delle persone e alle donne come delle donne che, nel momento in cui bisogna fare una selezione, si vira sugli uomini perché sono considerati privi di caratteristiche che definiscono il loro genere. Sono le persone di default, non sono considerati portatori di uno sguardo di parte, come si dice delle donne. Bisognerebbe uscire da questo equivoco per il quale gli uomini rappresentino tutte le esperienze e che conti la loro competenza. Spesso per loro questa non è necessaria, basta l’affiliazione e la fedeltà mentre per le donne c’è bisogno di essere affiancate a un uomo, o essere più capaci dei colleghi maschi».

Cosa ne pensa delle scelte del Partito Democratico?

«Se il PD avesse voluto avere tre donne tra le nomine, avrebbe fatto solo tre nomi di donne e così non è stato. I ministri scelti sono tre capicorrente che hanno avuto in premio il ministero».

Per rimediare a questa mancanza si parla di sottosegretariati…

«È qui che il partito si spacca: da un lato c’è chi preferisce prendersi quel che le vien dato e poi guadagnare posizioni, dall’altro chi si è stancato della logica del contentino. Bisogna fermarsi, né maschi né femmine dovrebbero accettare nomine. Accettare cariche di secondo ordine significa cedere a un ricatto, stare al gioco e far carriera a livello individuale lasciando da parte il collettivo».

È più facile per una donna far carriera politica stando ai comodi della destra?

«Nelle società patriarcali è assolutamente così. Una donna conservatrice per gli uomini è meno disturbante rispetto a una donna progressista. Le donne tutte devono fermarsi e rendersi conto che bisogna agire per il collettivo perché è arrivato il momento che il sistema cambi. La questione non si limita alla singola donna e alla singola nomina, potremmo ritrovarci punto e a capo la prossima volta».

Cosa manca in Italia per far sì che le donne occupino ruoli di rilevanza?

«Cultura, rappresentazione… C’è un eccesso di norme e organismi che dovrebbero vigilare sulla parità di genere e sulle pari opportunità ma non lo fanno. La sinistra, in generale, ha rinunciato completamente a considerare le marginalità e continua a essere auto-congratulatoria solo perché rispetto all’estrema destra sembrano quasi decenti. Si porta avanti un gioco di poltrone e le nomine del governo Draghi non ci fanno di certo pensare il contrario».

La situazione potrebbe cambiare colmando il Gender Gap?

«Sì, ma si dovrebbe andare nelle scuole a spiegare che i lavori di casa non li deve far per forza la mamma, far capire agli uomini che non è solo la donna a doversi occupare dei bambini. Questa è solo la parte educativa, c’è poi quella legislativa. Bisognerebbe vigilare sui salari. Ma siamo in un regime di libero mercato, nessun datore di lavoro può essere obbligato a pagare allo stesso modo due dipendenti. Le donne sono la maggioranza della forza lavoro nei lavori meno pagati. Il 100% degli uomini che ha avuto successo l’ha avuto sul lavoro sottopagato delle donne».

 di Rossella Schender

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