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Giulio Tarro: «il Coronavirus non è Ebola, il vaccino non serve»

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20 aprile 20205 min di lettura

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Giulio Tarro: «il Coronavirus non è Ebola, il vaccino non serve»

Indice (3)

  • 1La crisi del sistema sanitario lombardo
  • 2La strategia italiana
  • 3Le tre ipotesi sulla fine dell’epidemia

La lotta al Coronavirus sta dividendo gli esperti in diverse fazioni, una delle quali, di cui fa parte il virologo di fama internazionale, Giulio Tarro, reputa inutile l’attesa per il vaccino. «Se il virus ha come sembra una variante cinese e una padana, sarà complicato averne uno che funziona in entrambi i casi esattamente come avviene per i vaccini antinfluenzali che non coprono tutto».

Questo è quanto dichiara il discepolo di Albert Sabin – padre del vaccino contro la poliomelite – di cui ha diretto il laboratorio dopo la scomparsa. «Oggi ci si informa su internet, alla mia età e dall’alto della mia esperienza mi tengo alla larga. Ho isolato il vibrione del colera a Napoli, ho combattuto l’epidemia dell’Aids e ho sconfitto il male oscuro di Napoli, il virus respiratorio “sincinziale” che provocava un’elevata mortalità nei bimbi da zero a due anni affetti da bronchiolite».

Secondo il virologo, la chiave di volta per tornare alla normalità è nella messa a punto di una terapia antivirale efficace, «una cura che potrebbe arrivare anche per l’estate. Spero che la scienza e il caldo possano essere alleati. E confido che potremo andare a fare i bagni. Né per la prima Sars, né per la sindrome respiratoria del Medio Oriente sono stati preparati vaccini, si è fatto, invece, ricorso agli anticorpi dei soggetti guariti».

Questa sua posizione, infatti, ha scatenato molti contrasti con il divulgatore scientifico, Roberto Burioni, criticato da Tarro perché nella prima fase di contagio avrebbe sminuito la letalità del virus in Italia. Tarro, infatti, è convinto che intorno al tema del Covid-19 ci sia fin troppa esagerazione, perché, pur essendo «un virus un po’ particolare, fortunatamente non ha la stessa mortalità della Sars e neppure della Mers che uccideva un malato su tre. Oggi non lottiamo contro l’Ebola, ma il nostro nemico è una malattia che non è letale per quasi il 96% degli infetti».

La crisi del sistema sanitario lombardo

Circa la crisi del sistema sanitario lombardo, Tarro ha dichiarato: «Il problema è nel restante 4% che si è scatenato contemporaneamente. In pratica in meno di un mese abbiamo avuto gli stessi malati di influenza di un’intera stagione. Un’ondata a cui era impossibile far fronte a causa dei tagli alla sanità degli ultimi anni. Secondo l’Oms, tra il 1997 e il 2015 sono stati dimezzati i posti letto in terapia intensiva. E, peggio, non siamo stati abbastanza veloci a riparare i danni». La Lombardia, dunque, avrebbe fatto trascorrere troppo tempo tra la dichiarazione dello stato d’emergenza del 31 gennaio e l’attivazione di misure ad hoc per fronteggiare l’emergenza.

La strategia italiana

Il virologo, inoltre, si è scagliato anche contro le misure adottate dall’Italia all’indomani dell’emergenza. «Perché quando abbiamo avuto le notizie dalla Cina, i francesi sono intervenuti subito sui posti in terapia intensiva e noi no? Abbiamo preferito bloccare i voli con la Cina: una misura davvero inutile. Per non parlare poi del caos mascherine. La verità è che all’inizio non le avevamo quindi si diceva che dovessero usarle sono medici e pazienti, poi siamo diventati produttori di mascherine e quindi diciamo che servono a tutti. E’ incredibile, bisognava dire a tutti subito di usarle e di mantenere le distanze, invece, è stato fatto un pasticcio dopo l’altro. Si voleva blindare la Lombardia come la Cina e poi si è permesso a migliaia di persone di migrare al sud. Francamente non si è capito quale sia stato l’approccio del governo e le misure di contenimento sono state prese in ritardo».

La stessa strategia di comunicazione che l’Italia sta adottando sarebbe sbagliato, atta solo a creare stress. «L’allarme è fonte di stress e lo stress, paradossalmente, determina un calo delle difese immunologiche. Lo sanno tutti gli esperti, eppure ogni giorno assistiamo a questi inutili numeri che comunica la Protezione civile. Sono dati che non vogliono dire nulla: non conosciamo il numero preciso dei contagiati e di conseguenza ci ritroviamo di fronte a un tasso di mortalità altissimo. Se andiamo a vedere alcuni studi inglesi, però, scopriamo che gli infetti sarebbero molti di più: secondo uno studio dell’Università di Oxford addirittura il 60-64% dell’intera popolazione; per l’Imperial College almeno 6 milioni. Con queste stime il tasso di decessi si abbassa enormemente. Credo che arriveremo sotto l’1% come in Cina».

Le tre ipotesi sulla fine dell’epidemia

«Potrebbe sparire completamente come la prima Sars; ricomparire come la Mers, ma in maniera regionalizzata o diventare stagionale come l’aviaria. Per questo serve una cura più che un vaccino. Il fatto che in Africa non attecchisca mi fa ben sperare in vista dell’estate».

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  • #coronavirus
  • #giulio tarro
  • #vaccino
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