
Gratitudine. Un termine che ci è particolarmente familiare. Ma siamo davvero consapevoli del suo valore e del ruolo che assume nella nostra vita?
Davanti alla stessa situazione “scomoda” possiamo reagire in due modi opposti: lamentarci e inveire contro le circostanze, oppure, pensare ed agire in maniera propositiva, valorizzando gli aspetti positivi dell’accaduto. L’esempio molto attuale è rappresentato dal Covid-19. Da un lato si alimentano il rancore, la depressione, il malessere, dall’altro- si notano delle opportunità ed accresce il senso della gratitudine.
Senz’altro i disastri, le tragedie e le avversità sono eventi che oggettivamente tendono a farci perdere d’animo, ma ciò che fa la differenza è il modo in cui reagiamo. Ecco perché, la gratitudine è la chiave per poter rispondere alle difficoltà in modo costruttivo che aumenta il nostro senso del benessere.

Uno degli ambiti più sviluppati della psicologia positiva è quello della gratitudine. Chiara Ruini, professoressa associata al Dipartimento di psicologia dell’Università di Bologna, spiega: “E’ uno degli elementi più studiati, ed è alla base di tanti interventi per migliorare il benessere personale ed interpersonale, con prove consolidate dei suoi benefici…”.
La ricerca ha evidenziato tre principali filoni:
–La Gratitudine e la riconoscenza. In questo caso, la gratitudine rappresenta un’emozione che si prova quando qualcuno fa qualcosa per noi, quando siamo riconoscenti per aver ricevuto qualcosa di buono dal prossimo, da un evento, dalla natura, dall’entità superiore in cui crediamo.
–La Gratitudine e l’inclinazione a notare quel che c’è di buono nella nostra vita. Questo filone è un’attitudine generale, indipendente dalle circostanze. Tale inclinazione è concettualmente opposta alla depressione, vista come un orientamento a percepire il negativo in sé, nel mondo e nel futuro.
-La Gratitudine e dimensione sociale. Gli studi cercano di indagare il modo in cui la gratitudine si esprime nei differenti contesti interpersonali, aiutando a plasmare le relazioni tra le persone e i gruppi. Un filone approfondito soprattutto nei campi della psicologia sociale, della sociologia e dell’antropologia.
Una disposizione d’animo simile non è solo piacevole e desiderabile, ci fa anche stare meglio. “La gratitudine è associata a molti tratti della personalità che favoriscono il benessere e le relazioni positive con gli altri. Le persone grate sono meno colleriche, ostili, depresse e vulnerabili sul piano emotivo. Conducono vite più soddisfacenti, significative e produttive, con maggior senso di autonomia e crescita personale. E hanno migliori doti sociali come altruismo, socievolezza, fiducia, propensione al perdono”, spiega Wood.
Tutto questo si traduce in un migliore equilibrio mentale. I benefici aiutano anche ad affrontare le difficoltà, dai piccoli contrattempi ai grandi traumi, favorendo la cosiddetta crescita post-traumatica. Il meccanismo principale riduce la depressione e ottimizza la gestione delle emozioni.
Come tutte le qualità, oltre alla naturale predisposizione, la gratitudine si può imparare e migliorare. Per questo ci sono delle tecniche e approcci ben precisi da adottare nella nostra vita.


Questo set di interventi si sono dimostrati molto utili per ridurre l’ansia e depressione, aumentare le emozioni positive, l’ottimismo e anche la funzionalità fisica negli adulti.
di Marta Krevsun
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