
Continua la stretta di Mosca sui mass media, in linea con l’intento di oscurare, se non distorcere, la narrazione del conflitto.
Attraverso il Roskomnadzor, l’agenzia che controlla le comunicazioni, Mosca ha limitato l’accesso ai siti d’informazione. Precluso, al ritmo di un escalation militare, l’accesso a numerosi media indipendenti, la cui lista si allunga di ora in ora: Meduza, Svoboda, quello dell’emittente tedesca Deutsche Welle; sito web in lingua russa fondato dagli Stati Uniti Radio Free Europe/Radio Liberty. Wikipedia, l’enciclopedia libera e partecipata è stata minacciata di blocco per un articolo sulle vittime civili e militari.
Ha, altresì, annunciato il blocco di Facebook e Twitter. Meta rassicura, annunciando che “farà il possibile per ripristinare il servizio e dare la possibilità agli utenti di esprimersi in sicurezza e mobilitarsi”.
Come se non bastasse, ha approvato una legge che sanziona chi diffonde ‘fake news’ sul conflitto: si prevede, infatti, una sanzione dalla multa a ben 15 anni di carcere per chi divulga informazioni false.
Tra i superstiti, ma solo su YouTube, Eco Mosca. Si tratta di un canale radiofonico storico silenziato dalle autorità russe perché continuava a definire quella in corso una guerra e non un’operazione militare temporanea.
La soppressione dei canali di informazione indipendenti va di pari passo con una martellante propaganda. Questa, secondo il network giornalistico Newsguard, sarebbe supportata da oltre 100 siti, costellati da informazioni non veritiere. Tra queste, la presenza di una base militare Nato a Odessa.
Non si è fatta attendere la reazione delle emittenti nazionali. La BBC ha ritirato i suoi giornalisti dalla Russia. In parallelo, ha riaperto le trasmissioni ad onde corte. La decisione rievoca i tempi di Radio Londra e gli eventi bellici del ‘900. La sospensione delle attività dei giornalisti e del personale tecnico della BBC in Russia dovrebbe essere soltanto temporanea.
Immediata anche la risposta della Rai che ha comunicato la sospensione dei servizi giornalistici in Russia.
“In seguito all’approvazione della normativa che prevede forti pene detentive per la pubblicazione di notizie ritenute false dalle autorità, a partire da oggi la Rai sospende i servizi giornalistici dei propri inviati e corrispondenti dalla Federazione Russa.
La misura si rende necessaria al fine di tutelare la sicurezza dei giornalisti sul posto e la massima libertà nell’informazione relativa al Paese. Le notizie su quanto accade nella Federazione Russa verranno per il momento fornite sulla base di una pluralità di fonti da giornalisti dell’Azienda in servizio in Paesi vicini e nelle redazioni centrali in Italia”.
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