
All’alba del decimo giorno di conflitto tra Russia e Ucraina continuano le ripercussioni ai danni dei cittadini russi e bielorussi. La guerra di potere portata avanti dal capo del Cremlino, Vladimir Putin, non solo sta portando alla completa devastazione delle città ucraine e a innumerevoli caduti da una fazione e dall’altra ma anche ad una lunghissima sequela di reazioni e sanzioni in cui lo sport emerge tra i protagonisti.
In merito alle Paralimpiadi di Pechino 2022 – iniziate ieri, 4 marzo – la decisione era quella di permettere agli atleti russi e bielorussi di partecipare in maniera neutrale, senza bandiere e colori, ma il dietrofront da parte del Comitato Paralimpico Internazionale non ha tardato ad arrivare. Complice della decisione maturata dal presidente Andrew Parsons sono i membri delle altre nazioni: “Ci hanno detto che se non avessimo riconsiderato la nostra decisione, ci sarebbero potute essere gravi conseguenze. Sono molto dispiaciuto per gli atleti colpiti, siete vittime delle decisioni prese dai vostri governi in violazione della tregua olimpica” ha sottolineato, come citato dal Guardian.
E mentre il comitato paralimpico russo dichiarava la decisione “infondata in quanto contraddice uno dei principi fondamentali della famiglia paralmpica: la natura apolitica dello sport per disabili” l’Ucraina conquistava le sue prime 6 medaglie: 3 ori, 2 argenti e 1 bronzo per gli atleti che commossi dedicano alla patria le conquiste.
Come già riportato in precedenza anche nel mondo dei motori non sono mancate le ripercussioni ai danni della Russia. In Formula 1 hanno colpito in modo irreparabile la scuderia statunitense della Haas: prima con il cambio di colore della livrea, poi con la rimozione dei riferimenti al main sponsor Uralkali. Liberty Media però non si accontenta e non solo cancella, come già annunciato negli scorsi giorni, il Gran Premio di Russia solito corrersi a Sochi ma anche l’inedito Igora Drive – dove la gara sarebbe dovuta approdare dal 2023 nel nuovo impianto vicino San Pietroburgo.
La dura posizione presa dal promotore della F1 nei confronti del conflitto è chiara e non ammette ripensamenti. È dunque segnato anche il futuro di Mazepin sulle monoposto. La comunicazione ufficiale è arrivata questa mattina: “La Haas ha terminato, con effetto immediato, la title partnership con Uralkali, e il contratto da pilota con Nikita Mazepin. Come il resto della F1 community, il team è sconvolto dall’invasione dell’Ucraina e ci auguriamo una conclusione rapida e pacifica del conflitto“.
Iniziata la rete di provvedimenti con il solo spostamento della finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi e continuata con l’esclusione da tutte le competizioni delle formazioni russe, le ultime notizie prevedono che, come riportato in un comunicato ufficiale: “Tutti i club e le nazionali bielorusse che gareggiano nelle competizioni UEFA dovranno giocare le partite casalinghe in sedi neutrali con effetto immediato. Inoltre, nessuno spettatore potrà assistere alle partite in cui le squadre bielorusse sono ospitate“. Tradotto: zero guadagni.
Per quanto riguarda gli spareggi in vista dei Mondiali in Qatar è giunta la richiesta di rinvio dei playoff tra Scozia e Ucraina in programma il 24 marzo a Glasgow; e ufficiale è ormai l’addio di Roman Abramovic alla presidenza del Chelsea FC. Il magnate russo, che a quanto si dice è strettamente legato al presidente Putin, ha dichiarato: “Ho incaricato il mio team di creare una fondazione di beneficenza a cui verranno donati tutti i proventi netti della vendita. La fondazione sarà a beneficio di tutte le vittime della guerra in Ucraina“.
La LEN si unisce al coro di condanna per le azioni del governo russo e il sostegno arrivato dalla Bielorussia e adotta gli stessi provvedimenti: non saranno inviatati atleti e funzionari russi agli eventi e non verranno assegnate competizioni a Russia e Bielorussia. La Lega comunica inoltre che sosterrà delle iniziative umanitarie per ospitare atleti e familiari ucraini come rifugiati.
La lista di atleti caduti nel conflitto alimentato dalle forze russe continua ad aggiungere nomi. Dopo la notizia delle scomparse di Yevhen Malyshev, giovane biathleta, e dei calciatori Vitalii Sapylo e Dmytro Martynenko, anche il ciclismo soffre una perdita. Si tratta di Alexander Kulyk, tecnico della nazionale ucraina. Il 65enne stava cercando di aiutare i cittadini della capitale a mettersi in salvo dai bombardamenti quando è rimasto vittima di un attacco russo.
La posizione più dura è stata presa da Edwin Moses, l’ostacolista americano leggenda dell’atletica leggera. Secondo lo sportivo i provvedimenti arrivati negli ultimi giorni sono in ritardo di un bel po’ di anni: “Quello che stanno facendo ora al popolo ucraino è quello che hanno fatto allo sport per anni non giocando secondo le regole. In questo momento lo sport è meglio senza loro. Non hanno mai dovuto pagare per aver corrotto i Giochi Olimpici. Non operano in buona fede, negli ultimi anni hanno dimostrato che non sono disposti a seguire le regole e l’etica dello sport. Queste sono decisioni giuste ma non giocare una partita non fermerà Putin“.
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