
In Cina è stata approvata la legge sulla sicurezza internazionale, i cui punti specifici sono ancora sotto l’attenzione del regime che intende porre fine alle proteste democratiche di Hong Kong.
Ciò conterrà anche una commissione di sicurezza internazionale che si occuperà del controllo assiduo dei territori, una sorta di ufficio di crisi centralizzato.
1) Stato gendarme. La Cina dell’entroterra controllerà sistematicamente anche zone come quella di Hong Kong.
2) Reati colpiti. Si parla di terrorismo e secessione, il timore è che gruppi di attivisti vengano sottoposti a trattamenti disumani all’interno delle carceri con misure antidemocratiche ben note al governo cinese.
Secondo Amnesty International l’obiettivo sarebbe quello di fare calare un velo di terrore in quel di Hong Kong, che starebbe già fruttando con i quattro leader del movimento pro democrazia che hanno lasciato il gruppo, uno fra tutti il leader Joshua Wong.
L’attivista Wong e gli altri leader di Demosisto hanno annunciato le loro dimissioni dal gruppo pro democrazia di Hong Kong. Su Twitter Wong ha scritto: “Se la mia voce non sarà ascoltata presto, spero che la comunità internazionale continui a parlare a favore di Hong Kong e intensifichi gli sforzi concreti per difendere il nostro ultimo pezzo di libertà”.

La Cina dalla sua porta gran parte dell’opinione pubblica, essendo una mega macchina propagandistica insieme alla componente fiducia dei propri cittadini ben consolidata.
In opposizione vi sono i manifestanti: non hanno né importanza politica né forze militari dalla propria parte, hanno chiesto un intervento internazionale mai ottenuto dalle più grandi forze occidentali.
Gli USA e l’UE non hanno cambiato atteggiamento nei confronti della Cina, solo Trump ha annunciato ripercussioni, ma di sicuro non risulterà decisivo ai fini del conflitto; mentre i paesi del G7 hanno condannato solo verbalmente la legge cinese. Secondo Al Jazeera l’affondo ci sarebbe stato intorno alla metà di Giugno, non sarebbe risultato decisivo in effetti viste le risposte autoritarie del governo di Xi Jinping.
La battaglia di Joshua Wong e dei suoi attivisti probabilmente può essere persa, ciononostante il quesito riguarda la memoria. Le lotte a favore della democrazia e delle libertà fondamentali non possono finire nell’oblio.
Per i ragazzi e le ragazze di Hong Kong, per tutti i giovani che ci hanno creduto e continuano a crederci, per chiunque abbia osato opporsi al regime di Xi Jinping.
Vietato dimenticare queste pagine di storia.
di Matteo Giacca
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