
Non solo bombardamenti e attacchi missilistici: la guerra nel cuore dell’Europa scatenata da Vladimir Putin, interessa anche altri aspetti legati alla nostra quotidianità. Questa guerra, la prima nell’era dei social e di internet, colpisce vari settori tra cui quello culturale e artistico.
In un nostro articolo precedente, raccontavamo di come la Russia, in risposta alle pesanti sanzioni inflitte dall’Unione Europea, abbia chiesto indietro alcune opere d’arte esposte in particolare nei musei italiani: nel mirino di Mosca sono finiti un Tiziano esposto al Palazzo Reale, altre 25 opere alle Gallerie d’Italia a Milano, nonché un Picasso esposto alla Fondazione Fendi di Roma e un Kandiskij conservato a Rovigo.
Non solo sanzioni economiche, quindi. Molti brand di moda ed altrettanti colossi del settore culturale, hanno deciso in queste settimane di chiudere i battenti in Russia. Non ultima, la catena del noto fast-food Mc Donald’s. Pronta la risposta del Cremlino: la Russia ha infatti deciso di legalizzare la pirateria informatica. Nessuna punizione, quindi, per chi scaricherà illegalmente musica, film, serie televisive o videogiochi provenienti dai Paesi sanzionatori.
A dare la notizia, è il giornale russo Gazeta. L’ex membro della Duma di Stato, Dmitry Ionin, avrebbe consigliato ai cittadini russi l’utilizzo di RuTracker. RuTracker è il più grande tracker BitTorrent russo e, con questo strumento, si possono piratare i film provenienti da Hollywood. Ma non solo: il Ministro dello Sviluppo Economico russo, Maksim Rešetnikov, aveva revocato le regole sulla proprietà intellettuale, applicando una legge che prevede tali azioni in caso di estrema urgenza, allo scopo di garantire la difesa e la sicurezza di Stato. Da oggi, ai cittadini russi è dunque consentito l’uso della pirateria, per poter usufruire di musica, film e videogiochi, a patto che questi siano prodotti da Paesi che hanno sanzionato e contrastato la Russia.
Misure volte a contrastare e a danneggiare tutte quelle società che hanno deciso di abbandonare il mercato russo, come Apple, Microsoft, Netflix o Sony. Anche nel mondo musicale, sono state tante le aziende che hanno abbandonato la Russia: Spotify e Universal, colossi dello streaming e della distribuzione, hanno deciso di ritirarsi dal mercato russo. Si tratta dunque dell’inizio di un nuovo protezionismo che mira a stroncare ogni rapporto, anche sul web, tra Russia e gli stati occidentali.
I Pink Floyd e il chitarrista della band David Gilmour hanno preso una netta posizione nei confronti dell’invasione russa ai danni dell’Ucraina. La band ha infatti annunciato di aver rimosso la loro musica dai servizi di streaming in Russia e Bielorussia, suo paese alleato, mostrando in questo modo il loro sostegno all’Ucraina. Nello specifico, i Pink Floyd hanno rimosso dalle piattaforme tutti i loro brani dal 1987 in poi, David Gilmour la sua intera produzione solista.
Ecco quello che la band britannica ha scritto sul loro account Twitter: “Stando con il mondo nel condannare fermamente l’invasione russa dell’Ucraina, i lavori dei Pink Floyd, dal 1987 in poi, e tutte le registrazioni da solista di David Gilmour da oggi sono rimosse da tutti i provider di musica digitale in Russia e Bielorussia“.
A Palazzo Santa Lucia è stata presentata la 64esima edizione del Giro di Campania, alla presenza dell’Assessora allo Sport...
La Costiera Amalfitana brucia ormai da giorni. Tra la devastazione e le fiamme alimentate dai forti venti, si lavora incessan...
Il 16 settembre 2026 sono stati ultimati i lavori riguardo il restauro dell’edicola votiva di San Gennaro, situata in piazz...
500mila euro per trasformare un gioiello in un cantiere fantasma. Oggi l’impianto sportivo è fermo, costretto a sbrogliars...