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AmbienteMagazine Informare

I regi lagni inquinano il litorale, i pozzi avvelenano caserta

Redazione Informare
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4 luglio 20194 min di lettura

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I regi lagni inquinano il litorale, i pozzi avvelenano caserta

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  • 1Le inchieste di Informare fanno ancora centro nell’estate dell’indifferenza generale

Le inchieste di Informare fanno ancora centro nell’estate dell’indifferenza generale

Forse, è l’estate più pericolosa per l’ambiente della provincia di Caserta. E non perché siano stati superati altri e più elevati limiti di inquinamento, ma per il silenzio collettivo che ammanta il momento storico e, soprattutto, prova a paludare i dati di cronaca, ormai nascosti persino da chi ha sbandierato il vessillo ecologista, fino a quando i veri problemi ambientali si sono presentati nella loro drammatica recrudescenza.

Dal reportage di Informare sulla terrificante condizione delle acque di prossimità litoranea, tra Castel Volturno e la cerniera di conurbazione partenopea (con intervento di sequestro delle griglie, da parte degli organi competenti), alla preoccupante chiusura del termovalorizzatore di Acerra che porterà tonnellate di rifiuti campani in provincia di Caserta, passando per l’entroterra delle discariche ancora in attesa di bonifica, fino al caso dei pozzi rinvenuti a ridosso della zona abitata di Caserta, contenenti arsenico in quantità spaventose.

Novemila milligrammi per litro d’acqua, una delle quantità più alte mai registrate in Europa.

La nostra provincia è stretta nella morsa di quattro mostri ambientali senza precedenti.
Qualche mese fa, la redazione di Informare aveva riacceso i riflettori sulla questione dei pozzi mortali nei pressi della zona Saint Gobain di Caserta, sottolineando quanto gli specchi di acqua tossica fossero contigui alle nuove abitazioni, sul versante di San Nicola la Strada.

Siamo stati gli unici, da diciassette mesi a questa parte, a occuparci di una vicenda che, con buona probabilità, per larga parte della stampa provinciale, non aveva lo stigma di notizia degna di essere trattata con occhio più aperto e coscienza civica meno balneare.
Dopo il nostro reportage, l’Arpac ha effettuato nuovi rilievi, confermando i nostri sospetti sull’assoluta invivibilità della zona. Oltre all’arsenico, nelle acque dell’area casertana sono state rinvenute quantità impressionanti di berillio e tricloroetano.

Dalle sei alle quattordici volte più alte della soglia di contaminazione pesante. Per diciassette lunghi mesi, nessuno ha approfondito questa vicenda che rischia di diventare il caso di inquinamento più pericoloso del casertano, ma anche quello infilato sotto la più spessa coltre mediatica di silenzio e distrazione.

Giovedì 13 giugno scorso, infatti, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere ha emesso un decreto d’urgenza per il sequestro di ben ventiseimila metri quadri di terreni, proprio nei pressi dei pozzi tossici e della piscina rossa, contenente scarti di lavorazioni pesanti della zona industriale Saint Gobain.

“Nella zona – ha sottolineato Maria Antonietta Troncone, Procuratore Capo presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere –  si registra un’alta incidenza di tumori, specie alla prostata, anche se non si può stabilire il nesso di causalità tra l’inquinamento provocato dall’attività industriale e queste morti”.

Persino il proprietario di una delle aree sequestrate è morto mesi fa, a causa di un tumore alla prostata, patologia legata proprio alla contaminazione da arsenico. Diciassette mesi di silenzio, persino da parte delle istituzioni di zona.
Silenzio scalfito solo da pochi articoli e da interventi risolutivi della Procura di Santa Martia Capua Vetere.

Sì, questa è l’estate più preoccupante, per la provincia di Caserta, soprattutto perché un magazine d’informazione riesce a fare in pochi mesi quello che intere classi dirigenti non sono riuscite a fare per due decenni.
È la definitiva mutazione della scena civica, con una parte della stampa a denunciare costantemente scandali e disservizi, mentre la politica si perde sempre nelle stesse scaramucce, identiche a quelle delle sezioni di partito negli anni ’80.

Intanto, una provincia soffoca tra urgenze ambientali non più derogabili nella loro risoluzione.
Oggi, persa la fiducia in chi avrebbe dovuto, ma non ha voluto, serve soprattutto un forte coinvolgimento civile dei corpi sociali intermedi. Noi, ce la stiamo mettendo tutta. Prima come rappresentanti di un territorio, poi come cronisti. Ora tocca ai cittadini.

di Salvatore Minieri
TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°195
LUGLIO 2019

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  • #ambiente
  • #inquinamento
  • #pozzi
  • #Regi Lagni
  • #veleni
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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