
Il Collegio Italiano dei Chirurghi ha inviato una lettera al Ministro Speranza e al Premier Conte chiedendo di tutelare i medici contro quanti stanno incoraggiando il pubblico ad intraprendere cause per presunti casi di malasanità in questa emergenza coronavirus.
Di seguito riportiamo la lettera:
Al chiar.mo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri
Prof. Giuseppe Conte
Al Chiar.mo Sig. Ministro della Salute
On.le Roberto Speranza
Loro Sedi
Ill.mo Signor Presidente del Consiglio,
Ill.mo sig. Ministro,
negli ultimi giorni abbiamo apprezzato molto, dalle Istituzioni e dal Popolo Italiano, le numerose manifestazioni di riconoscimento e di gratitudine verso le attività e lo spirito di sacrificio degli Operatori Sanitari di ogni categoria (Medici, Infermieri, Personale di supporto, Operatori dell’Emergenza, Croce Rossa Italiana, ecc.), purtroppo testimoniati “sul campo” da decine di morti e migliaia di ammalati per infezione da virus Covid-19.
Ci hanno definito sui “media” “Eroi” e “Angeli” per avere continuato a svolgere il nostro lavoro in questo particolare momento di gravissima crisi – in condizioni spesso precarie, senza le necessarie dotazioni e precauzioni di sicurezza, in contesti drammatici, emotivamente e professionalmente coinvolgenti e traumatizzanti – quando, in silenzio, abbiamo continuato a farlo nonostante la scure dei “tagli” degli ultimi decenni nei confronti del nostro SSN abbia indebolito le nostre organizzazioni.
Purtroppo, mentre Istituzioni e Cittadini continuano a ringraziarci e a lodare la miracolosa risposta assistenziale del nostro Servizio Sanitario Nazionale nel pieno di una crisi sanitaria senza precedenti, non solo persistono, ma addirittura si stanno già moltiplicando le “denunce” nei confronti degli Operatori Sanitari (Medici in primo luogo) e delle stesse Aziende Sanitarie (con grave danno di immagine ma, potenzialmente e presumibilmente, anche economico per il S.S.N.), sollecitate da sedicenti “associazioni” di procuratori legali che continuano a pubblicizzare la loro attività sui social e sui “media” e a stimolare cause legali di risarcimento.
In questo contesto, che da più parti è stato assimilato ad una condizione di guerra e come tale soggetto a decisioni e provvedimenti di natura del tutto eccezionale e senza precedenti (a partire dalla dolorosa necessità di “triage” assistenziali del tutto sconosciuti in tempi normali e al ricorso ad approcci terapeutici d’emergenza non ancora codificati), tali denunce di presunta e del tutto opinabile “malpractice” professionale e organizzativa troveranno ampio spazio, adesso ed in futuro, visto il grande numero di ammalati e di decessi, soprattutto a causa della oggettiva scarsa capacità discriminante e l’impegno temporale speso in particolare nella cura di decine di migliaia di pazienti.
E’ necessario oggi stesso porre termine a quello che definiamo un abuso etico prima ancora che legale, legato ad una legislazione purtroppo ancora inadeguata che lascia un ampio spazio a sciacalli che non esitano, perfino in un momento così tragico e difficile per tutto il paese, a speculare sul lavoro di professionisti e istituzioni che, con la riconoscenza di tutti, non negano la loro presenza e il loro sacrificio nel superiore interesse della salute pubblica.
Ringraziamo fin d’ora per quanto le SS.LL. potranno e vorranno fare in questo ambito e, confermando il nostro costante, continuo impegno nell’assicurare un servizio sanitario pubblico al massimo livello, oggi in Emergenza come da sempre nella normale realtà sociale, restiamo a piena disposizione per ogni esigenza.
Distinti ossequi.
Il Presidente e il Consiglio Direttivo del Collegio Italiano dei Chirurghi, in rappresentanza delle 51 Società Scientifiche di Chirurgia aderenti al CIC,
Marco Piemonte
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