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Il coraggio di ripartire: intervista al Dott. Salvatore Scarpa

Antonio Casaccio
Antonio CasaccioRedazione Informare
2 luglio 20204 min di lettura

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Il coraggio di ripartire: intervista al Dott. Salvatore Scarpa

Abbiamo più volte parlato del Jambo 1, ex roccaforte del ras dei Casalesi Michele Zagaria, oggi diventato un centro commerciale che brilla per legalità e per un bilancio florido, in netta discontinuità con la storia criminale che un tempo avvolgeva il colosso commerciale di Trentola.

Al timone di questa rinascita c’è Salvatore Scarpa, amministratore del Jambo 1, che ci ha parlato della ripartenza post covid e degli interventi economici messi in campo dal Governo.
Il Jambo è sul territorio un vero e proprio simbolo di legalità.

Come avete affrontato questa emergenza e come ne state uscendo?

«Il Jambo durante il periodo Covid non ha mai chiuso, è stato sempre aperto, anche se con aperture limitate ai reparti di alimentari, elettronica, ottici. Abbiamo dovuto rafforzare, nel rispetto dei vari Dpcm, il servizio di vigilanza che doveva contingentare gli ingressi.
Siamo l’unico centro commerciale del casertano e del napoletano con termoscanner all’ingresso, dove qualora la temperatura fosse superiore ai limiti imposti, le porte non si aprono».

Come ne usciremo?

«Sicuramente con un po’ di ottimismo. Negli ultimi giorni si avvertono segnali di ripresa, le persone riprendono fiducia e tornano al centro commerciale.
Per quanto riguarda le attività culturali del centro, siamo fermi. L’emergenza Covid ha cambiato un po’ la nostra programmazione.
Quest’anno avremmo dovuto raggiungere un equilibrio di bilancio che difficilmente si raggiunge in un’azienda del meridione, avremmo avuto dei flussi di cassa che ci consentivano di raggiungere un equilibrio in breve termine.
Non abbiamo l’evento estivo, ovvero il Summer fest che ormai era un’istituzione per il territorio (non dimentichiamo le 200.0000 presenze in una settimana dello scorso anno).
Ciò ci consente di fare una programmazione più dettagliata per l’anno prossimo, sperando di non avere un riaccendersi dei focolai».

Le chiedo ora un parere sulle misure finanziarie adottate dal governo, parlo del Decreto liquidità ad esempio….

«Io sono estremamente critico, perché c’è stato uno sbandierare di programmi, ma l’impatto effettivo di queste misure sull’economia non si è avuto. Se noi pensiamo anche al prestito, che doveva essere immediato, notiamo che in realtà le banche sono state sovraffollate, invase da queste domande.
La cosa più consona era mettere a disposizione su domanda e non su istruttoria (si poteva fare una richiesta telematica per avere uno sblocco di questi fondi) mentre ancora oggi le aziende hanno pratiche in istruttoria e non vengono deliberate. Con la premessa che una situazione emergenziale simile non è facile da affrontare, ho visto tanta improvvisazione. Anche nel nostro caso, per i conduttori di attività commerciali, erano previsti dei crediti d’imposta, ma solo per le categorie catastali c2; noi che siamo un centro commerciale e apparteniamo alla categoria catastale b, non abbiamo potuto beneficiare del credito d’imposta del 60%, oggi nel decreto sono al 30%. Secondo me c’è stata poca effettiva conoscenza della realtà economica».

Oltre a parlare della sua esperienza ha avuto anche contatto con gli esercenti, qual è il loro umore?

«Gli esercenti hanno vissuto e vivono una fase depressiva, perché hanno fatto programmazione per l’estate ma hanno riaperto a giugno, così i margini per il mantenimento dell’attività diventano ovviamente risicati.
Da noi hanno riaperto tutti, stanno iniziando a pagare regolarmente il canone di locazione. Durante il covid ho fatto varie circolari in cui ovviamente per i due mesi di chiusura, se non autorizzato dall’ANBSC, non ho preso decisioni sull’incasso dei crediti o meno.
Lo Stato per i centri commerciali, e in Italia ce ne sono parecchi, non ha previsto misure adeguate. Nel mio caso, da azienda confiscata, per accedere ad un finanziamento dovrei fare una trafila burocratica non indifferente. Io non ho visto una vera e propria linea comune a sostegno delle attività, la nostra fortuna è stata resistere bene al covid anche se comunque con difficoltà finanziaria, ma l’azienda è sana e resiste.
Da parte mia nei confronti degli esercenti c’è massima disponibilità, nel rispetto degli obblighi del contratto di locazione.
Quelli che hanno dato problemi e continuano a dare problemi, sono i grossi gruppi e la cosa più brutta è proprio questa. Io ho scelto di risolvere tutti i contratti».

di Antonio Casaccio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°207
LUGLIO 2020

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  • #attualità
  • #centro commerciale
  • #jambo
  • #legalità
  • #salvatore scarpa
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