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Magazine di promozione culturale, periodico mensile gratuito, che nasce nel 2002 a Castel Volturno, fondato da Tommaso Morlando, in concomitanza con una forte attività associazionistica praticata dal Centro Studi Officina Volturno sul territorio, in termini di salvaguardia ambientale e testimonianza contro la criminalità organizzata.

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Il coraggio di Silvia è un esempio per tutti

Redazione Informare
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10 maggio 20204 min di lettura

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Il coraggio di Silvia è un esempio per tutti

Dopo 18 mesi di apprensione e di paura, Silvia Romano è tornata libera.

 “Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei servizi di Intelligence esterna. Silvia, ti aspettiamo in Italia!”

Queste le parole del premier Giuseppe Conte il quale, con un tweet, ha annunciato la fine di una vicenda che ha tenuto con il fiato sospeso gli italiani per circa un anno e mezzo.

Silvia si trovava in Africa per una missione umanitaria come volontaria di una piccola organizzazione chiamata Africa Milele Onlus. Il 20 Novembre del 2018 viene rapita da una banda di 8 criminali nel piccolo villaggio di Chakama, in Kenya, e da allora si perdono le sue tracce.

Un’odissea, quella di Silvia, che l’ha portata in Somalia, in un territorio controllato dalle milizie del gruppo terroristico di matrice islamica, gli Al Shabaab. In questo anno e mezzo di ipotesi e illazioni sullo stato di salute della 25enne milanese, l’Intelligence italiana ha portato avanti per diversi mesi una trattativa proprio con Al Shabaab, terminata con la liberazione di Silvia.

Un lieto fine inaspettato che è stato possibile grazie al lavoro degli inquirenti che hanno lavorato ininterrottamente al fianco delle autorità locali.

Immagine articolo

La missione di Silvia

La strada di Silvia è stata impervia e piena di insidie. Sin dal momento in cui la notizia del suo rapimento è giunta nelle nostre case, il timore per la sua vita ha accompagnato questo lungo ed interminabile periodo di sequestro. Nessuna informazione circa le sue condizioni di salute, nessun cenno da parte dei suoi rapitori.

Non sappiamo ancora cosa Silvia abbia vissuto in questi mesi e nemmeno in quali condizioni. In attesa di capire cosa abbia affrontato durante tutto il periodo del sequestro, ciò che viene facile da pensare è che la sua determinazione ed il suo grande coraggio le abbiano fornito l’aiuto necessario per sopravvivere nei 18 mesi in cui era preda dei suoi sequestratori.

Lo scopo della missione umanitaria di Silvia era quello di portare un aiuto concreto e disinteressato in quella porzione di mondo piegata dalla povertà. Si laurea, infatti, in una scuola per mediatori linguistici con una tesi sulla tratta degli schiavi. Questa sua indole la porta in Africa, lontana dalla famiglia e dagli affetti. Il viaggio di Silvia è il risultato di una vita passata a chiedersi come una persona possa rendersi utile al prossimo. Silvia rappresenta quello spicchio di umanità che non ha mai smesso di credere nel bene, nella forza della condivisione e del coraggio. La sua missione è, dunque, la risposta perfetta al menefreghismo umanitario che dilaga nei Paesi in cui il benessere ha intorpidito la mente di molti.

La scelta di vita di molti volontari che, come Silvia, partono ogni anno per cercare di dare un aiuto alle popolazioni dei Paesi in difficoltà, stremati da anni di guerre e condizioni di estrema povertà, è talvolta fondamentale e di estrema rilevanza. Silvia, infatti, aveva lanciato una campagna di raccolta fondi per ampliare una struttura che si occupava di bambini che vivevano in condizioni estreme, con il solo scopo di poter dar loro un’infanzia quantomeno dignitosa.

L’intento principale della missione di Silvia fonda le sue radici nella consapevolezza che bisogna guardare oltre al proprio stato di benessere e lasciare quell’impronta di egoismo che un po’ appartiene a tutti noi.

Un viaggio compiuto con il fine di scorgere le difficoltà che attraversano l’Africa, rendendosi partecipe di un cambiamento tanto necessario quanto difficile da ottenere. Lo spirito di sacrifico con il quale Silvia ha sposato la sua causa è il simbolo di un’umanità ritrovata, un inno all’altruismo.

Ciò che Silvia Romano rappresenta per tutti noi ha un valore di inestimabile grandezza. E’, infatti, l’emblema di quella parte di umanità che decide di non essere sorda al richiamo di chi ha bisogno di aiuto e che decide, ogni giorno, di donare qualcosa di sé all’altro, senza alcun tipo di interesse. Piccoli eroi che fanno della propria vita un esempio di supporto e dedizione per la sofferenza dei più deboli.

Ora più che mai l’umanità ha bisogno di persone che, come Silvia, combattono per degli ideali di condivisione e di cooperazione, mettendo in gioco sé stessi per gli altri.

Grazie Silvia, per tutto ciò che rappresenti.

Bentornata a casa.

di Antonio Bucciero

Tags
  • #Kenya
  • #silvia romano
  • #Somalia
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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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