
Cinismo, regolare ironia, desiderio di asocialità e solitudine. A patto che si faccia tutti insieme. Sono questi i sentimenti dei ventenni o più giovani che vivono nel nostro paese, che si sono ritrovati, come moltissimi se non quasi tutti gli italiani, a dover restare in casa a causa dell’emergenza generata dal Coronavirus. A differenza dei più giudiziosi trentenni e adulti, i ventenni dello Stivale hanno iniziato a sentire un forte senso di disagio nel dover restare a casa fino a data da destinarsi( ad oggi il 3 aprile), dapprima ribellandosi ai decreti e facendo movida, ed in seguito iniziando a lamentarsi sui social del fatto di non sapere come gestire il periodo di limitata mobilità.
Ma perché tutto questo disagio? Il tutto è spiegabile con un regresso, spesso tutto italiano, della vita sociale ristretta al nucleo familiare. I ventenni italiani non vogliono avere a che fare con i propri genitori. Non tutti, ovviamente, ma chi vive questo imbarazzo o disagio vede il dover interagire con gli adulti della propria famiglia come parlare con il proprio peggior nemico.
L’idea di poter anche solo condividere lo stesso spazio con i sopracitati genitori è sinonimo di stress mentale, molto spesso immotivato. È tutta colpa loro? No, perché molto gioca il fattore incomprensione da parte dei genitori stessi, o comunque dei difetti di una società vecchia e retrograda. Ma in una situazione del genere, bisogna fare fronte comune, perché non è proprio il caso di fare gli schizzinosi su chi si ha accanto a casa propria( o meglio, la casa che ci ospita). Una soluzione potrebbe essere sicuramente quella di riscoprire dello stare in famiglia, la voglia di ravvivare il focolaio (No, non quello del virus) e scoprire tante nuove passioni che si pensava non avere. E di certo non lasciar vivere quell’apparenza figlia dei social network che rende “fighi” i ragazzi quando si pongono in una situazione di acidità sociale solo apparente.
#IoRestoACasa
di Attilio Scalesse
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