
Che la parola “comunità” sia alla base della società liquida non vi sono dubbi, così come i benefici a essa associata. Ma con queste infinite connessioni digitali e soprattutto, in tempi di social distancing, si può realmente parlare di comunità o dietro questo termine si cela soltanto una paradossale illusione?
Alcuni studiosi, tra cui Bauman, il teorico della società liquida, ritengono che la parola comunità basta pronunciarla per sentirsi meglio, ma sicuramente oggi questo termine assume un significato differente.
L’allontanamento alimenta la diffidenza e finisce per vanificare i sacrifici della società liquida. Un’indagine dell’Harvard Study of Adult Devolopment ha dimostrato che nulla è più pericoloso della solitudine. Nel lungo periodo i fattori che maggiormente danneggiano la salute fisica non sono i soldi o la carriera, ma l’assenza di relazioni con gli altri, la sensazione di solitudine.
Pertanto, la comunità, intesa come l’essenza delle interazioni sociali, ha acquistato una ricchezza maggiore, la sua rarità ha amplificato il suo valore. L’incontro stimola il pensiero, la creatività. Ovviamente, sebbene l’incontro e la connessione faccia a faccia sia la principale modalità di interazione, la virtualità e il digitale costituiscono la seconda opzione.
Le connessioni digitali, infatti, permettono di tenerci vicini ad “infiniti amici”, queste spesso però finiscono per snaturarsi, divenire un’illusione. Il più grande rischio dei nostri tempi è vivere una solitudine paradossale e Internet, molto frequentemente, è la causa della nostra solitudine.
Dunque, se le piattaforme appiattiscono le nostre idee, tutto deve essere approvabile e modellato per essere amati. La soluzione risiede nel ricercare il limite tra noi e il digitale, tra le nostre emozioni e le illusorie emozioni delle macchine. Guardare il mondo fuori dalla gabbia, liberare i nostri pensieri ed avere connessioni umane reali.
Le relazioni e i rapporti personali, ora più che mai, ci aiutano a resistere e costituiranno presto la base da cui ripartire. Cercare noi stessi nella comunità è il primo passo.
di Nunzia Gargiulo
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