
Sono passati tre anni da quando Luciano De Crescenzo se n’è andato. Eppure, per molti napoletani giusto ieri il Professor Bellavista è rimasto bloccato in ascensore col dottor Cazzaniga. O magari, qualche giorno prima, a qualcuno hanno rubato l’auto mentre cercava un cavalluccio rosso per suo nipote. E quante altre storie, nate dalla mente geniale di De Crescenzo, che hanno portato la filosofia a Napoli, e la filosofia dei napoletani nel mondo. Sempre con una grande manciata di ironia e comicità, senza mai lasciare spazio, però, agli stereotipi.

Ieri, per ricordarlo, nella splendida cornice dei Giardini Romantici in occasione della Palazzo Reale Summerfest si è svolto un incontro con amici, parenti e artisti che sono cresciuti, hanno lavorato o vissuto assieme a Luciano De Crescenzo. Una data sold out in pochissimi giorni, 600 posti prenotati da settimane. Tanti i nomi noti, da Marisa Laurito al sociologo napoletano Domenico De Masi. Assieme, poi, ad attori che hanno recitato in molti dei film cult di De Crescenzo, come Benedetto Casillo, ossia Salvatore. E non è mancata anche la simpatia di Alessandro Siani, che ha fatto un salto all’evento animandolo col suo animo.
«Luciano nel suo lavoro era molto umile. Si diceva un divulgatore ma era di più, era uno scrittore filosofo. Ha fatto un’operazione straordinaria nell’arrivare al popolo». Marisa Laurito, storica attrice napoletana, è stato un’amica strettissima del Bellavista dagli occhi blu. «Poi ci sono le sue fotografie, che hanno restituito negli scatti la grande ironia e lo spessore dell’umanità dei personaggi napoletani».

E ancora i viaggi insieme e le tante esperienze di vita. «Venimmo a Napoli assieme a Renzo Arbore per il giorno dello scudetto. Renzo non voleva, aveva paura – io gli dicevo che non aveva senso essere spaventati… Ecco, appena uscito dall’albergo un gruppo di tifosi lo prese in braccio e lo lanciò in aria. Noi ridevamo con le lacrime… Renzo tornò dentro e andai a Forcella con Luciano, anche lì ci alzarono e ci “depositarono” nella casa di Luigi Giuliano (Boss di Camorra ndr.) capii subito: era una casa di marmi e ori nel mezzo del quartiere. Uscì Giuliano e disse: “Signora, grazie che ci siete venuti a trovare”. Beh, ci avete trascinato lì!».
«Luciano invece era arrivato dopo bestemmiando, non era tanto diplomatico. Infatti, io e Arbore spesso l’abbiamo tolto da certe situazioni. Quella volta, per non farlo urlare, gli diedi un bacio sulla bocca. Ci ritrovammo dall’altra parte della barricata quella volta, non sapevamo di cosa parlare».

«Allora gli chiesi se venissero a vedere la partita, mi disse Giuliano che era agli arresti domiciliari. E che dovevo dire! “Mi dispiace…”. Luciano iniziò con le sue domande alla De Crescenzo. “E allora come si va nel quartiere?”, rispose Giuliano: “Eh ingegnere, benissimo, i ragazzi lavorano, i commercianti gli danno una mano… tutto bene”. Parlarono del pizzo in due frasi. Poi al ritorno ci accompagnarono loro: “nessun taxi, quando mai! Volete la macchina o le motociclette?”. “Le motociclette te le scordi!” rifiutò Luciano».
«Alla fine, arrivammo allo stadio su un auto – un’alfetta blu – e scortati dalle motociclette. Entrammo direttamente, passando davanti alla polizia. Dissi a Luciano: “Capì che figura, siamo passati davanti la polizia!”. Rispose: “E tu ti rendi conto che la polizia c’ha fatto passà?”». Da esperienze simili la nascita di scene di denuncia alla criminalità: «Voi ammazzate Napoli. E poi, tutto sommato, nun’è ca’ facite ‘na vita ‘e merda? Vi siete fatto bene i conti? Vi conviene?».
Per Domenico De Masi, sociologo stimato, è impossibile dimenticare De Crescenzo. Anzi: «Ho quasi impressione che ci siamo sempre conosciuti» ha detto.

«Luciano era ingegnere e al contempo filosofo. Cosa significa? Che Luciano era rigoroso nel metodo. Posso assicurarvi che non c’è una virgola nei suoi libri che non sia stata verificata… Non avrebbe mai scritto una frase se non accreditata. Sono stato con lui anche ad Atene – gli è stata data la cittadinanza onoraria. E secondo me, tutti quelli che hanno fatto filosofia negli ultimi duemila anni non hanno avuto la stessa efficacia a divulgarla quanto lui. Un tempo, sarebbe stato difficile arrivare a vendere milioni di copie in più lingue, e soprattutto in modo semplice».
«E quando i professori dell’università di Atene gli hanno conferito il premio, hanno rilevato che non c’era una virgola sbagliata nella sua semplificazione, che non significa falsificazione. Perché, come diceva un grandissimo scultore, Brâncuși: “la semplicità è una complessità risolta”».
Tra il pubblico i parenti di Luciano De Crescenzo, con la figlia Paola. Per lei troppa l’emozione nel ricordare il padre. E poi i suoi compagni di scuola, che conservano gelosamente foto e ritagli di giornale che raccontano anni di storie.

Perché a Napoli così poche strade sono intitolate ai grandi napoletani che hanno fatto la nostra storia? La lettera, consegnata a Siani da un compagno d’infanzia di De Crescenzo, è stata una denuncia alla mancata valorizzazione della cultura partenopea, un simbolo delle tante battaglie fatte per intitolare dei luoghi ai grandi. Luciano De Crescenzo avrebbe preferito che gli venisse intitolata la strada dove visse tra il ’45 e il ’47: il vicoletto Belledonne, a Via Chiaia. Lì ci visse gli anni dell’adolescenza. Oggi, in suo onore c’è solo una targa. Ma gli omaggi in giro per Napoli non mancano, uno tra tutti il murales a lui dedicato ai Quartieri Spagnoli, realizzato a un anno dalla scomparsa dai comitati che animano la zona.
«Io penso che Napoli sia l’ultima speranza che ha l’umanità per sopravvivere». Affianco alla frase tanti scugnizzi, dipinti sul muro, che tentano di recuperare un pallone rosso incastrato sotto una piccola icona votiva.

Anche Benedetto Casillo, il Salvatore dei tanti film di Bellavista, ha ricordato la bellissima anima del Professore. «Così parlò Bellavista fu assai snobbato all’epoca. Eravamo trattai come attori di serie B. Poi abbiamo avuto la nostra rivincita. Tanti giovani, nati quando il film è uscito, oggi parlano con le frasi di Bellavista». Infatti oggi è ancora riconosciuto: «spesso mi fermano e mi chiedono come sta Natasha. Eh, gli dico che sono passati trent’anni… ma oggi c’è la nipote che sta prendendo la stessa strada» ha scherzato a margine dell’evento.
Siani ha riassunto bene il pensiero dei tanti napoletani a cui manca Luciano De Crescenzo. «Mi manca il suo sguardo sulla vita, le sue riflessioni. Mi piacerebbe sapere cosa avrebbe pensato riguardo a tutto quello che sta accadendo oggi». Chissà. Certamente, l’avrebbe affrontata come un uomo d’amore.
Articolo e foto di Ciro Giso
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