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Il Sudan dice basta alle mutilazioni genitali femminili

Donato Di Stasio
Donato Di StasioRedazione Informare
4 maggio 20204 min di lettura

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Il Sudan dice basta alle mutilazioni genitali femminili

Anche il Sudan, uno degli stati africani più colpiti dalle mutilazioni genitali femminili, ha detto stop a questa pratica illegale, cui sono sottoposte più del 60% delle donne del paese, tra cui anche bambine.

Il governo di transizione sudanese, entrato in carica lo scorso anno, ha infatti approvato una nuova norma legislativa, in base alla quale chi praticherà mutilazioni genitali sarà soggetto a pene fino ai 3 anni di carcere. L’esecutivo inserirà la nuova disposizione in un nuovo articolo del Codice Penale, in linea con la Dichiarazione costituzionale sui diritti e le libertà, approvata nell’agosto scorso. Alle donne saranno anche concessi nuovi diritti, come quelli di studiare, associarsi e lavorare. Diritti che il vecchio regime non garantiva.

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Come si è arrivati al provvedimento tanto atteso?

In Sudan la mutilazione genitale femminile, abbreviata nel termine Mgf, è molto diffusa. Nel 2000, il numero delle donne soggette alla pratica era addirittura pari all’88%, un numero che però è calato con il trascorrere degli anni, grazie anche ai vari movimenti di protesta organizzati proprio dalla parte femminile del paese. Queste manifestazioni di dissenso e contestazione hanno fatto parte della rivoluzione sudanese nei primi mesi del 2019, che ha portato alle dimissioni del dittatore Omar-Hassan al-Bashir, e quindi ad un cambio di prospettiva futuro per lo stato africano. Una svolta testimoniata dalla nomina di alcune donne, da parte del primo ministro Abdulla Hamdock, a ruoli importanti, come quelli inerenti agli affari esteri, all’istruzione, al lavoro e allo sviluppo sociale, alla gioventù e allo sport.

Le zone del mondo con un alto numero di Mgf

Nel 2020, la mutilazione genitale femminile è una pratica ancora molto diffusa in alcune parti del mondo, soprattutto nell’Africa Subsahariana e nella Penisola Arabica, ma anche, seppur in una percentuale minima, in Asia e in America Latina. Dalle ricerche effettuate dall’Organizzazione mondiale della sanità, emergono dati preoccupanti: ad oggi, più di 200 milioni di donne nel mondo hanno subito una qualche forma di mutilazione, tra cui rientrano anche giovani adolescenti e bambine. In paesi come l’Egitto o la Somalia la percentuale di donne mutilate supera l’80%, mentre in Kenya o in Nigeria le percentuali si aggirano tra il 30% e il 50%. Numeri più bassi si registrano in Camerun e in Iraq, 10%.

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Perché le Mgf sono ancora praticate? E quali sono i danni?

Ogni paese possiede la propria cultura e la propria tradizione. Le mutilazioni femminili sono fondate appunto su credenze tradizionali, e sarebbero effettuate per garantire onore familiare e opportunità di matrimonio. Pare che sia la movente religiosa quella che più di tutte vada ad influire su queste pratiche. Per la religione musulmana, ad esempio, le donne che si rifiutano di adempiere alla tradizione vengono considerate come “cattive musulmane”, mentre quelle che la accettano rappresentano un esempio da seguire per tutta la comunità. Gli interventi effettuati a danno di donne e bambine comportano innumerevoli problemi: infezioni che generano infertilità, complicazioni durante il parto, danni agli organi interni e, nei casi più gravi, essi possono causare addirittura la morte.

Il diritto internazionale e alcuni paesi africani che si schierano contro le Mgf

Le Mgf sono diventate una violazione dei diritti umani solo nel 1993, quando, con la Conferenza mondiale di Vienna, diverse nazioni iniziarono ad adoperarsi per risolvere il problema tramite leggi. Nonostante l’attuazione di diverse norme internazionali contro le mutilazioni, esistono ancora tanti paesi che le praticano, ben 29. Il Sudan è l’ultimo paese africano che si è schierato contro le Mgf, ispirandosi all’ex presidente nigeriano Goodluck Jonathan, che nel 2015 firmò un disegno di legge che istituì il reato di mutilazione genitale femminile.

di Donato Di Stasio

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  • #diritto alla vita
  • #mutilazione genitale femminile
  • #reato
  • #Sudan
Donato Di Stasio
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