
Il Consiglio di Stato ha stabilito che è legittima la decisione della Commissione che esclude dal concorso il candidato che ha un tatuaggio sulla coscia, visibile anche se indossa un pantaloncino. Ovviamente, tale causa di esclusione deve essere prevista dal bando.
La vicenda ha inizio quando un candidato del concorso per l’ingresso nell’Arma dei Carabinieri, veniva escluso a causa di un tatuaggio sulla coscia, visibile anche indossando un pantaloncino.
Avverso tale esclusione, l’aspirante ricorreva al TAR asserendo che gli era stato fatto indossare un pantaloncino di una taglia inferiore alla propria, e che gli erano state fatte assumere varie posizioni che favorivano la visibilità del tatuaggio.
Rigettate già in primo grado, le doglianze del ricorrente venivano nuovamente respinte dal Consiglio di Stato, i cui Giudici, stabilivano che il giudizio della Commissione era stato di carattere tecnico e non discrezionale, ed in ogni caso, era comunque da riconoscersi alla Commissione un certo margine di discrezionalità nell’assunzione della decisione.
Bisogna però ammettere, che l’indirizzo della giurisprudenza amministrativa è stato parzialmente ondivago in tal senso, perché per esempio, con una precedente decisione, si era ritenuto che “un tatuaggio non può determinare la causa di esclusione da un concorso se non è visibile, non è deturpante e non è rappresentativo di personalità abnorme” (TAR Lazio sent. 13315/19). Per contro, con altra decisione (TAR Torino sent. 461/18), si era riconosciuto il risarcimento per esclusione dal concorso di un candidato che poi era stato successivamente ammesso a seguito di cancellazione parziale del tatuaggio, che però in questo caso era visibile.
Che dire, si attende quanto prima che la questione sia portata all’attenzione delle Sezioni Unite per porre termine a tutte le incertezze.
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