
Le autorità locali, infatti, nel tentativo di arrestare la escalation dell’epidemia, dopo l’adozione di misure protettive quali l’obbligo per chiunque di indossare una mascherina protettiva e la sospensione temporanea di tutti i servizi pubblici, hanno bloccato ogni via di entrata ed uscita dalla metropoli. Le stazioni dei treni, gli aeroporti sono stati chiusi e tutti i trasporti locali a lungo raggio sono stati fermati a tempo indeterminato. Anche la vicina città di Huanggang è stata messa in quarantena. Ad Ezhou, cittadina da 1,1 milioni di abitanti, il traffico ferroviario è stato bloccato “temporaneamente”. Anche la Città Proibita di Pechino è stata interdetta al pubblico. Ovviamente sono state sospese tutte le previste manifestazioni organizzate in occasione del prossimo Capodanno Cinese, evento che richiama tanti visitatori anche dall’estero. Intanto gli ultimi 202 passeggeri internazionali partiti dalla provincia di Hubei, di cui Wuhan è capitale, sono quelli giunti all’alba del 23 gennaio a Fiumicino dove è scattata la procedura di sicurezza predisposta nei giorni scorsi in tutti gli scali collegati a Wuhan, che prevede la misurazione della temperatura e alcune domande sugli ultimi spostamenti effettuati.
In Cina si prova così a contenere l’epidemia del misterioso virus che ha già provocato la morte di almeno 25 persone e ormai migliaia di contagi.
Cerchiamo di capire, allora, come sia potuto accedere tutto ciò e quali siano le attuali condizioni di vita in Cina che negli anni del grande sviluppo si affiancano sempre più a quelle del benessere occidentale. Eppure, nella sua contraddizione, la società cinese detiene il primato delle estremizzazioni. Da un lato la modernizzazione veloce e sfrenata e dall’altro una vita durissima al limite della dignitosa sopravvivenza in condizioni igienico sanitarie molto carenti.


Un atteggiamento molto diverso da quello di alcuni anni addietro, quando nel 2003 fu messo il bavaglio alla stampa per contenere il possibile allarme entro i confini nazionali, con l’esplosione di casi e di decessi oggi ben noti. Ma quelli erano altri tempi, era un’altra storia e soprattutto un’altra Cina, oggi il paese del Dragone vuole trasmettere al mondo la propria immagine di nazione moderna e sicura, di una società efficiente ed affidabile al punto d’aver lanciato l’allarme sanitario in tempi brevissimi e mobilitando subito i propri ricercatori che in poche settimane hanno campionato il DNA del misterioso virus portando alla luce tempi di trasmissione e modalità di contagio. Una velocità, tutto sommato, inaspettata per un paese che censura la libera informazione, che mette il bavaglio alla rete e che si sforza di controllare ogni aspetto della vita sociale menomando la libertà personale.
Intanto il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (Ecdc) ha alzato a “moderato” da “basso” il rischio per Europa, e ovviamente Italia dove il Ministero della Salute ha emanato una circolare contenente tutte le raccomandazioni sulla malattia. In particolare la circolare sintetizza in tre punti le procedure da seguire. Innanzitutto verificare la presenza di «infezione respiratoria acuta grave (Sari), con febbre e tosse, con ricovero in ospedale, senza un’altra eziologia che spieghi pienamente la presentazione clinica (i medici dovrebbero prestare attenzione anche alla possibilità di presentazioni atipiche in pazienti immunocompromessi)» con contestuale presenza di «uno qualsiasi di questi elementi: storia di viaggi a Wuhan, provincia di Hubei, Cina, nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della sintomatologia; oppure malattia in operatore sanitario che abbia lavorato in un ambiente dove si stanno curando pazienti con infezioni respiratorie acute gravi, senza considerare il luogo di residenza o la storia di viaggi».
Un secondo elemento da valutare è se si sia in presenza di una «persona che manifesta un decorso clinico insolito o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato, senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un’altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica».
Il terzo elemento, infine, è se si tratti di «una persona con malattia respiratoria acuta di qualsiasi grado di gravità che, nei 14 giorni precedenti l’insorgenza della malattia, presenta una delle seguenti esposizioni: contatto stretto con un caso confermato sintomatico di infezione da nCoV; oppure una struttura sanitaria in un paese in cui sono state segnalate infezioni nosocomiali da nCoV; oppure ha visitato o ha lavorato in un mercato di animali vivi a Wuhan. Contatto stretto con animali (se la fonte animale viene identificata) nei paesi in cui il nCoV è noto che circoli nelle popolazioni animali o dove si sono verificate infezioni umane per presunta trasmissione zoonotica».
I casi, ricorda la circolare, devono essere segnalati al ministero della Salute, direzione generale della Prevenzione sanitaria, (Ufficio 5 – Prevenzione delle Malattie Trasmissibili e Profilassi Internazionale) e all’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento di Malattie Infettive), tramite registrazione sul sito web. Oltre alle informazioni contenute nella scheda di notifica, devono essere raccolte anche le seguenti informazioni, per permettere l’attivazione di tutte le misure di sanità pubblica, incluso la possibilità di rintracciare i contatti: data di partenza del caso sospetto da Wuhan o da altre zone infette secondo gli aggiornamenti epidemiologici più recenti; volo di ritorno in Italia (o compagnia aerea e itinerario) e aeroporto arrivo; contatto telefonico del paziente o del medico curante. Le informazioni sulla situazione, descrizione dei sintomi e percorsi epidemiologici indicati dall’Istituto Superiore di Sanità e dal Ministero della Salute verranno trasferiti ai medici di base dalla Federazione nazionale dei medici di famiglia (Fimmg). Un alert particolare nel frattempo è già stato inviato ai camici bianchi territoriali a Milano e a Roma.
di Mario Volpe e Bruno Marfé
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