
Un infortunio è doloroso non soltanto sul piano fisico ma è profondamente destabilizzante sul piano psicologico. Un forte stress subito, spesso accompagnato da uno shock, si traduce in difficoltà di accettare la condizione attuale che può tramutare nello stato depressivo.
Il primo colpo davvero impegnativo per chiunque subisca un infortunio è che un minuto si sta vivendo la propria vita, sano, e il momento successivo si è infortunati e incapaci di partecipare alle cose che si ama fare, grandi e piccole. La cerchia sociale cambia.

Imparare a gestire mentalmente l’infortunio ci mette davanti alla necessità di convertire le nostre emozioni in maniera funzionale. Soprattutto la rabbia e il sentimento di impotenza oltre che alla paura e all’ansia, attraverso un percorso di consapevolezza del nostro stato fisico ed emotivo. E’ importante vivere ogni emozione (frustrazione, rabbia, tristezza etc.), senza negarle, per poterle superare ed evitare di restarci bloccati dentro di esse.
Inoltre, dobbiamo cercare di spostare il focus su quello che possiamo fare. Pensare continuamente all’accaduto e alle conseguenze che porta con sé renderebbe infelici noi e quelli che ci stanno attorno. Bisogna spostare l’attenzione sulla parte della realtà non compromessa dall’infortunio, quella che possiamo controllare e vivere questo momento come un’opportunità per affrontare e migliorare gli altri punti deboli, che ci faranno sentire più forti di prima. La mente e il corpo si comportano come un sistema unico e, oltre alle raccomandazioni e alle cure mediche necessarie per superare l’infortunio con successo, è importante avere il giusto approccio mentale. La mente “settata” correttamente diventa “alleata” del corpo e lo aiuta nel percorso di guarigione.

“Sono qui. Non vado da nessuna parte. Non importa quale sia l’infortunio – a meno che non sia completamente debilitante – io sarò lo stesso giocatore che sono sempre stato. Lo supererò. Farò alcuni aggiustamenti, alcuni cambiamenti, ma tornerò.” K.B.
Queste linee guida-comportamentali sono molto importanti per gli atleti professionisti e/o agonisti. Risultano altrettanto efficaci per qualsiasi altro individuo che subisce l’infortunio e non è psicologicamente pronto ad affrontarlo.

Per questo gli addetti ai lavori propongono opere che rispettino le singole attitudini, seguendo percorsi creativi attenti ai tempi ed alle modalità individuali.
La cosa importante che rappresenta il segreto del successo del progetto, è che le persone non lavorano sole ed isolate dalle altre, ma in questo progetto viene richiesto di lavorare tutti insieme. Una fusione eccellente tra percorsi personali e collettivi, che ha portato a risultati stupefacenti per i ragazzi affetti da disabilità, mostrando anche un sensibile miglioramento sia dell’autostima che dell’autonomia.
È chiaro che la terapia artistica non può essere l’unico percorso da proporre ai soggetti con disabilità per cui essa si affianca alle tradizionali terapie mediche.
di Marta Krevsun
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