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I complessi rapporti tra Italia e Polonia

Redazione Informare
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16 giugno 20175 min di lettura

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I rapporti tra Italia e Polonia nascono nel lontano Risorgimento quando i due popoli condivisero battaglie comuni contro l’Impero Austro-Ungarico, dando vita ad un calore ed una solidarietà speciale creatasi tra le nazioni negli anni a venire. Una vera e propria fratellanza d’armi che ha segnato addirittura i due rispettivi inni nazionali. ​Infatti, nella Mazurka di Dąbrowski, scritto a Reggio Emilia nel 1797, dopo che le truppe polacche si erano unite a Napoleone nella Campagna d’Italia, questi incitavano il loro generale a guidarli “dalla terra italiana alla Polonia”, un verso che appartiene proprio al ritornello dell’inno polacco. In quello di Mameli, invece, nelle strofe che non siamo soliti imparare, si parla di “sangue d’Italia e sangue polacco”. Inoltre, dalle battaglie dell’Ottocento, questa alleanza non più meramente militare, si è confermata durante le due Guerre Mondiali e grazie al supporto italiano legato agli eventi di Solidarność.
A distanza di decenni, questa solidità civile non sembra essersi persa. Inoltre, entrambi i Paesi rientrano, con Germania, Francia, Spagna e Regno Unito, tra le sei grandi potenze dell’Unione Europea. Cultura ed economia sembrano contaminate per storia ed interessi. Per comprendere meglio quali sono i rapporti bilaterali oggi esistenti tra Italia e Polonia, abbiamo incontrato Alessandro De Pedys, ambasciatore italiano a Varsavia dall’1 luglio 2014.

Quali sono i rapporti esistenti in termini diplomatici, economici e relativi alla cooperazione culturale e scientifica?
«Tra Italia e Polonia esistono rapporti complessi, costruitisi col tempo. In termini di società civile, c’è un calore particolare tra italiani e polacchi segnato dalla storia. Questa coesione sociale si rispecchia in quella culturale; ad esempio, contiamo circa 24.000 studenti polacchi che ogni anno studiano l’italiano. Quindi, c’è un interesse per l’Italia che non è legato a fini economici e ciò fa sì che le nostre attività di promozione culturale riscontrano notevole successo. In merito, ci sono anche una serie di eventi organizzanti da enti polacchi, proprio perché c’è un interesse e una conoscenza profonda della cultura italiana. Sotto un punto di vista economico, la Polonia è uno dei partner più importanti per l’Italia, in Europa e nel mondo. Abbiamo un interscambio annuale di circa 20 miliardi di euro, che equivale a quasi il doppio del valore del Brasile, o di tutti i Balcani o magari del nord-Africa. Siamo tra i principali investitori e partner commerciali in Polonia: quasi tutte le nostre grandi aziende hanno uno stabilimento qui e questo è importante perché l’import italiano è in buona parte di cose che noi stessi produciamo in Polonia. Per loro, invece, dopo Germania, Cina e Russia, siamo il più importante partner commerciale nel mondo. Inoltre, la Polonia, essendo il più grande percettore di fondi europei con oltre 100 miliardi di euro grazie al programma 2014-2020, attira innumerevoli aziende che lavorano specialmente nel mondo delle infrastrutture, quindi per strade, autostrade, ferrovie ed aeroporti. La parte diplomatica è più complicata perché la Polonia sta attraversando dei cambiamenti, iniziati con la crisi ucraina. Sotto questo punto di vista, Italia e Polonia non si sono ritenuti mai reciprocamente come riferimenti principali. Pur avendo idee generali molto simili, relative ad esempio all’allargamento dell’Unione Europea verso i Balcani, alla politica commerciale dell’Unione e al completamento del mercato interno, recentemente sono emerse una serie di divergenze anche abbastanza importanti. In primis, il modo di affrontare i rapporti con la Russia: loro sono molto più aggressivi, noi dialoganti, anche perché per noi la Russia è un partner importante di cui non si può fare a meno in tanti settori, per loro è da sempre la minaccia principale. Anche le politiche di immigrazione creano tra noi dissapori perché la posizione del governo polacco è di chiusura totale. Il loro punto di vista, e su questo concordiamo, è che tutto va affrontato nei paesi d’origine e di transito, ma noi non possiamo mica chiudere i confini. Loro sono tra i pochi Paesi che non hanno accolto nemmeno un richiedente asilo. In generale, il dialogo tra Italia e Polonia non è mai stato costante come ce l’hanno con i tedeschi e i francesi. Tuttavia, stiamo cercando di correggere questi rapporti e ultimamente alcune cose stanno cambiando. I contatti ci sono e si discute di queste situazioni su cui non andiamo d’accordo ma anche su quelle per le quali abbiamo le stesse idee».

È finito il periodo in cui si può definire la Polonia come Paese emergente? 
«La Polonia è un Paese con standard europei e la fase di sviluppo è finita da un pezzo. La loro è un’economia avanzata che è cresciuta molto da 10 anni a questa parte e da quando nel 2004 sono entrati a far parte dell’Unione Europea, il loro Gross Domestic Product (Prodotto Interno Lordo, ndr) è praticamente raddoppiato. La loro economia ha ovviamente anche dei punti deboli perché ci sono alcune zone del Paese in cui il livello reddito è inferiore alla media europea; tuttavia, anche in Italia esistono regioni sottosviluppate».

Cosa le manca più dell’Italia?
«Senza dubbio il sole».

di Fabio Corsaro

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Magazine mensile, gratuito, di promozione culturale edito dal "Centro Studi Officina Volturno", associazione di legalità operante in campo ambientale, sociale e culturale.

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