
Sembra essere proprio la vetta più alta del Museo la giusta collocazione per quell’uomo che, in cima ad una scala, si appresta, con un metro, a misurare unʼentità mutevole ed evanescente. Le nuvole, come i sogni, rappresentano ciò che, per definizione, sfugge ad ogni controllo, ma che, al tempo stesso, finisce per diventare parte di sé. Come la nostalgia di una persona amata, che ha fatto parte della tua vita, ma che ora non cʼè più. E allora decidi di dedicarle unʼopera come questa; perché tuo fratello non è una persona qualsiasi. In più era più piccolo di te ed era un sognatore, scomparso troppo presto.
Forse Jan lo immagina sospeso tra le nuvole del cielo di Napoli, mentre ride con gli artisti che hanno reso ancora più affascinante la città partenopea: Totò, De Filippo, Pino Daniele… chissà. Ciò che sappiamo è che il titolo della scultura trae spunto dallʼaffermazione che lʼornitologo Robert Stroud pronunciò dopo essere uscito dal carcere di Alcatraz: “D’ora in poi mi dedicherò a misurare le nuvole”. Ma in quellʼautoritratto di bronzo, in realtà, cʼè tanto altro: cʼè un cuore che batte davvero; quello di un artista che non smetterà mai di cercare suo fratello, di città in città, continuando a misurare le nuvole di uno stesso cielo sperando che, in qualcuna di esse, si nasconda colui che continua ad amare, come se fosse ancora in vita.
di Teresa Lanna
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