
Breve storia del mio silenzio è un autobiografia sentimentale scritta da Giuseppe Lupo. L’autore, partendo dalla sua infanzia, ripercorre le tappe fondamentali della sua vita: la nascita della sorella ed i problemi di mutismo legati all’evento, la parola ritrovata, l’incontro con gli intellettuali lucani e non amici di suo padre, la scuola, l’arrivo a Milano. Sullo sfondo l’Italia del novecento con le sue trasformazioni.
Così come si evince dal titolo, il trauma del silenzio improvviso percorre l’intera opera. Ma Giuseppe Lupo è capace di dimostrare come un evento negativo, legato all’impossibilità di parlare, si possa poi trasformare nell’esattezza di una narrazione che appassiona. Ragazzo del Sud che spera di emergere nel caos della vita, l’autore coltiva il sogno della grande città: Milano. Nella sua famiglia sono già presenti persone che si sono trasferite in Lombardia e che, in qualche modo, si sono allontanati dalla provincia senza mai davvero distaccarsene. I personaggi sono contornati dall’aura mistica del ricordo di un tempo passato e spensierato, per questo, più puro. L’affetto di cui Lupo li circonda, a volte, commuove. Così come commuove la descrizione dei luoghi. Indicare la geografia dei luoghi e raccontarli attraverso gli occhi incantati di un ragazzino è un ottimo metodo per trasformare un viaggio in un’avventura. Perché è questo che fa Lupo. Trasforma il ricordo di una vita ordinaria in un’avventura di cui si può scorgere il finale, perché conferisce alle varie esperienze vissute il valore di premonizioni.
Dei cinque libri che ho letto fin ora, Breve storia del mio silenzio è quello che più sono
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