
Il Comune di Napoli ha aperto le porte all’evento “Il Venezuela tra disinformazione e blocco economico” che ha affrontato il tema della crisi venezuelana da una prospettiva inusuale rispetto a quella a cui siamo abituati.
Il dibattito si è incentrato su due aspetti fondamentali: l’ingerenza statunitense nella questione venezuelana e il ruolo dei media, che troppo spesso ci restituiscono una visione deformata della realtà.
Alla discussione, mediata da Fabrizio Verde, direttore della testata “L’Antidiplomatico”, partecipano la neo Console Generale della Repubblica Bolivariana del Venezuela a Napoli, Esquia Rubin De Celis, il sociologo Pino Arlacchi, ex sottosegretario all’Onu, la ministra venezuelana Maria Elena Uzzo e la professoressa Alessandra Riccio, condirettrice della rivista “Latinoamerica” assieme a Gianni Minà, che recentemente ha ricevuto la cittadinanza onoraria dal sindaco di Napoli.
Ad aprire il dibattito è il presidente del Consiglio comunale Sandro Fucito, che rinnova l’amicizia con le istituzioni venezuelane e si schiera contro quello che definisce un crimine commesso ogni giorno nei confronti del Venezuela attraverso il blocco economico operato dagli Stati Uniti.
La parola passa dunque alla console De Celis che individua nell’opposizione tanto dura del mondo occidentale al governo del presidente Maduro un tentativo di affondare un nuovo modello economico, proposto già dal precedente leader socialista Chavez, che allarma le potenze internazionali poiché sovverte quello dominante dell’imperialismo.
Interviene poi la ministra Uzzo, che sfata alcuni dei miti costruiti dai media attorno al caso “Crisi Venezuelana”. Nel giudicare il governo Maduro, spiega, bisogna tenere da conto che lo Stato non lascia da solo il popolo, sovvenzionando ad esso quasi tutto e rendendo molto basso il costo della vita.
Non c’è denutrizione e il Paese non è alla deriva come fanno credere i media, afferma. Passa poi ad analizzare le sanzioni nordamericane che dal 1950 ammontano a più di 6000 nei confronti di Paesi, individui, aziende pubbliche e private.
«Gli Stati Uniti hanno sottomesso molti governi, in Venezuela governano i venezuelani» conclude.
Nell’ultimo periodo storico infatti, principalmente per motivi economici, gli USA hanno sostituito la guerra tradizionale con una guerra definita dallo stesso Arlacchi ibrida, perpetrata attraverso le sanzioni e gli embarghi.
Essa oltre a distruggere l’economia dei Paesi colpiti comporta effetti drammatici sia per le vittime che per i carnefici rischiando fra l’altro di minare il già fragile Trattato di non proliferazione nucleare. Inoltre i blocchi economici portano ad una de-dollarizzazione dell’economia internazionale determinando dunque una crisi monetaria autoprodotta.
Sulla possibilità della realizzazione del sogno panamericano di Che Guevara e di Fidel Castro ci dice poi in un’intervista: «Penso che si vada in quella direzione nonostante tutto. Abbiamo sempre avuto governi di sinistra, adesso abbiamo un riflusso verso destra che non credo durerà a lungo. Sono ottimista sul lungo periodo».
L’ultimo intervento del confronto è poi quello di Carlo Amirante, professore di Diritto Costituzionale e di Dottrina dello Stato, che illustra la rivoluzionaria Costituzione venezuelana, caratterizzata da una forte apertura ai diritti umani e alla partecipazione dal basso.
L’evento si conclude infine con i saluti dei partiti CARC, Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.
di Marianna Donadio
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