
Il termine democrazia ci riconduce etimologicamente ad un “governo del popolo”. Storicamente è sempre stata sotto pressione e condizionata dal divario tra gli ideali democratici e la democrazia esistente. Si è continuamente evoluta, ma sempre è stata caratterizzata dal ricercare quegli schemi in grado di dare al popolo la capacità effettiva di governare.
In occasione della 70ma Giornata dei Diritti Umani celebrata il 10 Dicembre con l’hashtag #standup4humanrights, Kevin Casas-Zamora, Segretario generale dell’Istituto internazionale per la democrazia e l’assistenza elettorale (Idea) ha evidenziato come le attuali democrazie stiano affrontando gravi sfide in tutto il mondo.
Sin dai tempi antichi, la democrazia è stata oggetto di riflessione dei popoli e degli esperti tanto da essere ritenuta la miglior forma di governo. L’attenzione degli studiosi ultimamente si è soffermata però sul consolidamento democratico, ovvero sulla stabilità delle democrazie e sulla lora capacità di persistenza. L’ individuazione di otto criteri per la misurazione di un governo democratico ovvero il diritto al voto, il diritto di poter essere eletti, l’ esistenza di elezioni libere e pacifiche, il diritto dei leader politici di competere per il consenso del voto, la libertà di associazione, la libertà di espressione, l’ esistenza di forme alternative di informazione, l’esistenze di istituzioni che rendano le politiche pubbliche dipendenti dal voto e da altre forme di governo, non escudono di parlare di crisi democratiche.
Nonostante una diagnosi globale preoccupante, ribadisce il Rapporto, c’è però ancora speranza. È pur vero che negli ultimi anni il governo democratico continua ad espandersi a livello globale, ma si evidenzia un gap sempre maggiore tra la domanda dei cittadini e gli output istituzionali della democrazia. Non è messa in dubbio la “bontà” delle Istituzioni democratiche ma il giudizio di efficacia ed efficienza. “Lo Stato democratico non ha bisogno solo di una legittimità legale, attraverso il rispetto delle procedure ma anche di una fiducia”(Della Porta 2010).
I cittadini chiedono alle proprie istituzioni di poter fruire di beni pubblici e quando ciò non accade, o solo approssimativamente, nasce l’ insoddisfazione, ossia quel sentimento valutativo ed anaffettivo verso il processo politico e le istituzioni. È messa in discussione infatti, l’ incapacità democratica istituzionale di comprendere e soddisfare i bisogni del popolo.
L’insoddisfazione sulla effettività della governance nel nostro paese, è diventata più pragmatica e meno ideologica da quando la crisi economica ha scombussolato l’ economia mondiale. Ciò ha indotto riflessi negativi sulla vita dei cittadini, si pensi infatti all’ incremento della disoccupazione e al generale peggioramento delle condizioni di vita. Se aggiungiamo anche le fake news e i discorsi di odio che colpiscono le vecchie e nuove democrazie, si nota come la frustrazione dei cittadini dia spazio a forme di razzismo e a proposte politiche di protesta come il movimento dei Gilet gialli in Francia, a quello delle Sardine nel nostro paese, la crisi presidenziale venezuelana o la rivolta catalana.
In linea generale tra il 2000 ed il 2011, l’insoddisfazione verso la performance democratica è stata maggiormente sentita nei paesi a Sud dell’Europa (Grecia,Spagna,Portogallo) rispetto a paesi del Nord quali Finlandia, Svezia, Danimarca, Austra. Di sicuro la volatile oscillazione è dovuta al trend annuale nel contesto nazionale di ogni singolo paese.
Per poter svolgere la loro funzione, i governi democratici devono quindi mantenere il giusto equilibrio tra le decisioni prese e gli effettivi bisogni dei cittadini. Essere in grado di individuare quelle questioni ritenute salienti per i cittadini, anche se le difficoltà da affrontare, dovute al ridotto spazio di manovra dei governi nazionali non sono poche.
Nonostante l’evidente erosione della fiducia verso i processi democratici, il Rapporto mette in luce come nel mondo i governi democratici si siano diffusi. Se prendiamo in considerazione i dati dello stato della democrazia globale (GSoD) per 158 paesi dal 1975, oltre la metà dei paesi del mondo (62%Paesi) sono ora democratici rispetto al 26% del 1975 e più della metà (57%) della popolazione vive in una democrazia, rispetto al 36% del 1975. La più grande espansione si è verificata tra il 1985 e il 1995 precisa il Rapporto, quando con il finire della guerra fredda ed il crollo del blocco sovietico, oltre un quarto dei Paesi ottenne l’ indipendenza. Da allora il numero delle democrazie si è espanso tanto da stimare che tra il 2008 ed il 2018 i governi democratici siano aumentati da 90 a 97.
È importante sottolineare tuttavia come il “rumore di fondo” delle insoddisfazioni, stia ad indicare che in una democrazia reale non sempre tutti i cittadini siano soddisfatti del funzionamento delle sue istituzioni. Saranno sempre presenti apettative non realizzate e scarse risorse ripartite per rispondere alle esigenze di tutti. Ma ciò però è lontano da un’ ipotesi di una “nuova ondata inversa di democratizzazione” paventata da alcuni studiosi.
di Angela Di Micco
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