
Oggi è la giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. Istituita nel 2004, questa data cade nello stesso giorno in cui nel 1990 l’OMS prese finalmente la decisione di cancellare l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali.
Sono passati 32 anni da quel giorno, ma nel nostro modello di società dove l’amore è solo una merce, si fa ancora fatica ad accettare qualcosa che sia diverso dal classico modello di coppia uomo-donna. E quando è accettato, spesso e volentieri, è perché è diventato merce. Ne sono un esempio i tentativi di “rainbow washing” di tanti governi e aziende che tendono a strizzare l’occhio alle categorie discriminate solo per aumentare il bacino di consumatori o per seguire l’onda del politicamente corretto.
Ma nella realtà in molti paesi d’Europa, così come nel nostro, la libertà di genere è ancora negata nella pratica, e chi esprime liberamente la propria sessualità è perseguitato. Ne sono un esempio paesi come la Polonia, che ha istituito in diverse regioni del paese le lgbt-free zone, le aree “libere dalla propaganda e ideologia LGBT”.
Accade per cultura arretrata, ideologia d’odio – ma anche per problemi economici. Infatti, molto spesso chi è ricco e rientra nella community LGBT tende ad essere accettato nella società più facilmente di chi invece è povero. Per non parlare dei costi di medicine, psicologi, interventi o altri sostegni di cui una persona può necessitare.
Oggi vedere due donne che si baciano fa ancora scandalo, immaginare due uomini far sesso è osceno, ancor peggio pensare a chi nasce maschio ma vuole morir donna o viceversa. E la discriminazione non è un dato che si limita solo ai più grandi, anzi. Nelle scuole oltre il 34% degli studenti pensa che l’omosessualità sia sbagliata, mentre il 27% degli studenti non vuole un compagno di banco gay. Dietro queste percentuali c’è la sofferenza di chi non può vivere la propria sessualità e amare liberamente.
Lo sentiamo spesso: «Hai sentito che Luca è ricchione?» oppure «Ieri Maria e Eleonora si so’ baciate alla festa, ma come fanno a non piacergli i maschi?». E ancora: «Renata – che è nata maschio – si sente femmina ma deve andare nel bagno dei maschi, è nata così e così dev’essere». Ma si può mai discriminare un amore?
In questa giornata, che ricorda quello che resta un traguardo storico per la comunità LGBT, dobbiamo continuare a ribadire che la libertà di genere è libertà d’amare, ed è un diritto che non può essere ostacolato da odio, ignoranza e disuguaglianze economiche. Ed è proprio per questo motivo che sono necessarie azioni concrete – sostegni economici e campagne di sensibilizzazione reali – per poter cambiare davvero qualcosa.
L’amore non può avere catene. Deve volare libero, sempre.
Di Ciro Giso
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