
La bambina nella foto non dovrebbe essere lì.
Non dovrebbe esserci perché il 3 Maggio di 3 anni fa, a Napoli, questa bambina fu colpita mentre passeggiava con la nonna. A morte, da un proiettile sparato da tale Armando del Re – vicino al clan Formicola – inviato ad uccidere Salvatore Nurcaro, ras dei Reale (in poche parole, un narcotrafficante). Di mezzo c’erano le piazze, c’erano i soldi, c’era quel mondo parallelo che tanto parallelo non è, perché mette le radici dai quartieri disagiati fino alle stanze del potere ufficiale. E in questa brutta storia, quella mattina, ci finì anche lei, Noemi, 4 anni.

Ma Noemi per la Camorra non è “stata cosa”: si è salvata per questione di centimetri. Dopo il grave ferimento è rimasta in rianimazione al Santobono. In quelle settimane tese, i suoi coetanei più piccoli riempirono i cancelli dell’ospedale pediatrico con disegni, palloncini e peluche. Poi è iniziata la terapia che, con tanto coraggio, le ha permesso pian piano di tornare a camminare e vivere. Aiutata anche dalla forza dei suoi genitori, Tania Esposito e Fabio Staiano.
Oggi, e così per ogni anno, il luogo dove la Camorra aveva scelto per Noemi la morte è invece luogo di gioia. Attorno al murales dedicato a lei – restaurato dopo i continui atti vandalici – gli studenti della scuola Miraglia-Sogliano e del liceo Villari si raccolgono per suonare, cantare e ricordare che c’è un modo diverso di essere da quello della Camorra e della criminalità.

C’è ancora tutto da fare. In questa piazza tanto degradata, un evento del genere sembra un’oasi nel deserto. Le frasi fatte delle istituzioni, che hanno anche il coraggio di esserci in piazza – senza vergogna – quasi fanno sfumare il miraggio. I bambini e i ragazzi, però, lo riportano in vita: in loro c’è tutta la sincerità del mondo.
E nello sguardo di Noemi, invece, tutto l’amore.
Di Ciro Giso
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