
‘O sole mio, composta nel 1898 da due autori napoletani, Giovanni Capurro (poeta e giornalista) ed Eduardo Di Capua (musicista professionista), è una delle canzoni simbolo dell’Italia, eppure i suoi versi sarebbero stati composti guardando il cielo di Odessa, in Ucraina.
L’ispirazione venne da Anna Maria Vignati-Mazza, una delle donne più belle di Napoli.
La Vignati-Mazza era la moglie del senator Arcoleo: la vista della donna, aggiunta alla bellezza del Mar Nero osservato dalla città di Odessa, hanno dato vita ad una delle canzoni più celebri di sempre.
‘O sole mio, infatti, è l’emblema della spensieratezza, della scanzonata natura di un popolo di mare. Ma come nasce questo brano? All’epoca il giovane Eduardo Di Capua si guadagnava da vivere suonando con il quartetto di posteggiatori messo su dal padre Giacobbe (violinista). Un gruppo molto apprezzato, che si esibiva spesso anche all’estero.
Ed è, appunto, una tournée in Russia del 1897 il punto di partenza di questo legame.
Di Capua e Capurro sono state le figure centrali nella storia del brano, ma altrettanto decisiva è stata quella dell’editore Ferdinando Bideri che sulla sua rivista “La Tavola rotonda” pubblica tre articoli apparsi nel 1898, anno di pubblicazione di ‘O sole mio.
Il primo articolo si può leggere sul numero datato 1° gennaio di quell’anno. Il breve trafiletto dà conto dell’accoglienza ricevuta da Eduardo Di Capua a Mosca. Il riferimento è ad un’esibizione dell’8 dicembre 1897 dedicata alla stampa locale. in quella occasione il gruppo dovette concedere ben sei bis. In pratica, un trionfo.
Nel secondo articolo pubblicato sul numero del 17 aprile 1898 compare il riferimento ad Odessa. Di Capua si era trasferito così sulle rive del mar Nero, continuando a raccogliere un ottimo riscontro.
Archiviata la tournee in Russia, Di Capua tornò in Italia e la storia di ‘O sole mio iniziò ufficialmente il 28 agosto 1898. L’articolo decisivo, però, fu pubblicato un mese dopo, il 30 settembre.
Un lungo articolo, con un passaggio che può considerarsi l’origine di quella che potremmo definire la “tesi di Odessa”. «‘O sole mio!… Che vi dice questo titolo? Un’onda di nostalgia, il saluto commovente di un lontano… Così è». Questo si legge nella copia presente negli archivi della Fondazione Bideri.
«Eduardo Di Capua si è ricordato, da lontano, del suo sole; e s’è ricordato della sua Tavola Rotonda». Quel “da lontano” è diventato sinonimo di Odessa perché è proprio lì che trascorse la gran parte del soggiorno in Russia.
Poche righe, dunque, ma sufficienti ad alimentare, nel tempo, il mito della canzone nata a migliaia di chilometri da Napoli.
‘O sole mio, infatti, è stata interpretata negli anni dagli artisti più famosi di sempre: Domenico Modugno, Roberto Murolo, Enrico Caruso, Mina, Frank Sinatra. Persino il grande Elvis Presley la tradusse in inglese nel fortunato titolo di It’s Now or Never.
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